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Giovanardi: 'L'unico impegno noto sulle tossicodipendenze di Santori è la sponso

Alla ricerca della causa: la verità affiora dal mare di bugie - Convegno sul dis

UNA CHIACCHERATA CON IL SEN. CARLO GIOVANARDI SULLO SCENARIO ECONOMICO ATTUALE

Veglia di preghiera per Lgbt? I 10 comandamenti non sono stati aboliti

Giovanardi: “Memoria e Diplomazia uniche armi per salvare il futuro dell’Europa.

SESSO E GENDER NON SONO TEMI DA ELEMENTARI

IL TABù (ASSURDO) DELL'EDUCAZIONE SESSUALE IN CLASSE

QUELLA SIGNORA CHE PRETENDE LA PATERNITA'

'Così la macchina del fango processa e condanna migliaia di Alpini'

Giovanardi: 'Attaccano l'adunata Alpini e applaudono il gay pride'

BOLOGNA LA ROSSA ALZA IL MURO SULLE VERITA' PER USTICA

LA MOSTRA SU USTICA INFANGA I GENERALI ASSOLTI

DIAVOLI NELLA BASSA MODENESE

Sesso e gender alle elementari. Giovanardi: 'Fare chiarezza su scuola De Amicis'

3 MAGGIO ORE 18.30 - BERNINI - PALAMARA; INTERVIENE CARLO GIOVANARDI

DOPPIOCOGNOME: ERRORE RENDERLO OBBLIGATORIO

LO SPOT RAI DIFFAMA GLI SCIENZIATI ANTI-GRETA

GUERRA IN UCRAINA - GIOVANARDI ( POPOLARI LIBERALI ) EMETTERE UN FRANCOBOLLO PER

Lettera di Carlo Giovanardi sull'utero in affitto:

L'ODIO CONTRO L'AMERICA, UNA SPECIALITA' DEL NOSTRO PAESE

INTERDITTIVE ANTIMAFIA, IL GIOCO AL MASSACRO DEVE FINIRE

IL CASO CUCCHI, LA REPLICA DI CARLO GIOVANARDI:

Ecco le conclusioni della superperizia ordinata dalla Corte di Assise di Appello

ENERGIA, E' ORA DI CAMBIARE PASSO

INTERDITTIVE ANTIMAFIA - Assemblea degli iscritti a Nessuno toc ... o REGGIO EMI

L'UNICO DIRITTO VIOLATO E' QUELLO DELLA LIBERTA' DI OPINIONE

Putin e l’Ucraina: superior stabat lupus

Il caso Giovanardi e la libertà del Parlamento: la relazione di Pillon

UN INUTILE POLVERONE POLEMICO SU FOIBE ED OLOCAUSTO

DOPO 37 ANNI MANCHERA' CARLO GIOVANARDI


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Giovanardi: 'L'unico impegno noto sulle tossicodipendenze di Santori è la sponso

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Alla ricerca della causa: la verità affiora dal mare di bugie - Convegno sul dis


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UNA CHIACCHERATA CON IL SEN. CARLO GIOVANARDI SULLO SCENARIO ECONOMICO ATTUALE

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Veglia di preghiera per Lgbt? I 10 comandamenti non sono stati aboliti

Veglia di preghiera per Lgbt? I 10 comandamenti non sono stati aboliti

Giovanardi: ‘E c'è chi si scaglia violentemente contro il direttore di questo giornale solo perchè ha messo a confronto l'odio di cui si sentirebbero vittime i Lgbt con la tolleranza verso gli sguaiati e osceni comportamenti di chi ai Gay Pride si prende gioco del sentimento religioso di gran parte degli italiani’

Veglia di preghiera per Lgbt? I 10 comandamenti non sono stati aboliti

Due parroci, uno di Modena e uno di Bologna, don Fabio Bellentani e don Paolo Cugini, si sono fatti promotori e sostenitori di una 
veglia di preghiera in Chiesa per il superamento dell'omotransfobia e cioè del presunto odio che colpirebbe chi ha orientamenti sessuali LGBTQ+, che sono una trentina di sigle tra lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, agenderflux, bigender.
Come è noto ogni anno Stato, Regioni ed Enti locali stanziano milioni di euro a favore di queste Associazioni perchè possano promovere liberamente le loro attività culturali e ricreative, per esempio i sempre più diffusi Gay Pride, ormai organizzati in ogni città d'Italia e non sempre con sobrietà e compostezza.
Secondo i nostri due sacerdoti la veglia di preghiera sarebbe necessaria per contrastare una emergenza omotransfobica, come dimostrano i circa cento casi di denuncia che ogni anno giungono all'OSCAD, l'organismo del Ministero degli interni per la sicurezza contro gli atti discriminatori, il 90 per cento dei quali riguarda peraltro soltanto frasi ritenute offensive. 

Purtroppo ogni anno in Italia, a fronte di una denuncia ogni tre giorni per ragioni di orientamento sessuale, più di 100 donne vengono uccise dai loro patners, migliaia vengono stuprate, decine di migliaia subiscono atti di violenza sessuale, come purtroppo ci sono bambini vittime dei pedofili e più in generale crimini di odio a sfondo razziale che colpiscono particolarmente extracomunitari o disgustoso bullismo verso chi ha forme di handicap fisico o psichico.
Sarebbe troppo chiedere che in Chiesa si venga chiamati per pregare per tutte le vittime di questi crimini e per educare alla comprensione ed alla tolleranza verso tutti i fratelli e le sorelle, a prescindere dal loro orientamento sessuale?
O c'è invece chi pretende di essere più uguale degli altri e si scaglia violentemente contro il Direttore di questo giornale solo perchè ha messo a confronto l'odio di cui si sentirebbero vittime i LGBTQ con la tolleranza verso gli sguaiati e osceni comportamenti di chi ai Gay Pride si prende gioco del sentimento religioso di gran parte degli italiani?
Laicamente, quando ero al Governo, risposi no all'invito a partecipare al Festival Nazionale del turismo gay, il cui obiettivo è valorizzare e promuovere un circuito di masserie, resort, alberghi, circoli e ristoranti la cui offerta si rivolge particolarmente a coppie omosessuali.
Spiegai che mi sembrava una forma inaccettabile di autoghettizzazione, anche se di lusso, e che mare, montagna e città d'Arte non sono cosa diversa per etero od omosessuali, che possono, anzi devono frequentare gli stessi ambienti con l'unico limite della buon educazione e del rispetto per gli altri che deve valere per tutti.
Mi permetto si consigliare lo stesso atteggiamento anche ai Parroci (prima che la eventuale approvazione della proposta di legge Zan li faccia finire in carcere) con il vantaggio di semplificare il messaggio evangelico ricordando anche che (per tutti) i 10 comandamenti non sono stati ancora abrogati.
Carlo Giovanardi
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Giovanardi: “Memoria e Diplomazia uniche armi per salvare il futuro dell’Europa.

Giovanardi: “Memoria e Diplomazia uniche armi per salvare il futuro dell’Europa. Anche l’Italia avrà il suo francobollo dedicato alla crisi Ucraina”

Senatore Giovanardi, lei ha proposto al ministero dello Sviluppo Economico l’emissione di un “francobollo di solidarietà” dedicato al popolo ucraino. Dopo Austria, Croazia, Estonia, Lettonia, Polonia e Ungheria, anche l’Italia avrà il suo francobollo commemorativo.

“Sono già usciti in vari paesi europei francobolli che riguardano l’Ucraina e la guerra in corso. l’Ucraina stessa ne ha prodotto uno, nel mondo degli appassionati quindi è nata una nuova tematica. onde evitare polemiche o l’accusa di politicizzazione, la mia proposta è che il ricavato della vendita o l’eventuale sovraprezzo vada interamente all’assistenza dei profughi ucraini che sono venuti in Italia. Uno strumento dunque di solidarietà ed assistenza. Ricordiamo che ci sono milioni di persone che son dovuti fuggire da quel paese e sono state ospitate in Italia ed in altri paesi europei, ci son tante persone che vogliono contribuire ad aiutare queste famiglie e questo può esser un modo. Il vice ministro ha detto di esser favorevole e dal Ministero mi hanno fatto sapere che dovrebbero inserire questa emissione già in questo semestre, tra giugno e dicembre. Mi sembra quindi un’opportunità per dare una mano a queste persone”.

Mentre parliamo, abbiamo già superato i 100 giorni di combattimenti, la sua posizione rispetto a questa guerra o ritiene possa ancora essere definita crisi?

“La mia posizione è assolutamente a favore del popolo ucraino. Nel momento in cui è pacifico che ci sia un aggressore ed un aggredito, l’unica posizione è schierarsi a favore dell’aggredito. È evidente che non possiamo intervenire militarmente, fare la nofly zone etc… ma dargli i mezzi per difendersi mi sembra il minimo sindacale. L’unica scelta politicamente e moralmente accettabile.”

Secondo lei, da dove deve ricominciare l’Europa? Ritiene opportuno questo allargamento della Nato ad est?

“Se noi crediamo che in democrazia i popoli abbiano il diritto di autodeterminarsi, allora il principio vale per tutti: se gli svedesi, i finlandesi ritengono utile aderire alla Nato, chi può dir loro di no? Chi poteva dire all’Italia “No, tu alla Nato non aderisci”? Se qualcuno mi viene a raccontare oggi che l’Italia o la Francia, o qualsiasi altro paese europeo ha intenzione o si accinge ad invadere la Russia io direi ricoveratelo. Ma c’è qualche paese europeo che abbia mai pensato di invadere la Russia? Basta guardare la cartina geografica: la Russia ha i porti sull’Atlantico e sul Pacifico, rispetto al Mediterraneo ha le basi in Siria, sta lavorando con la Libia e ancora penetrando in Africa. Ha un’estensione gigantesca”.

Quindi ritorniamo al principio dell’autodeterminazione dei popoli.

“Appunto. Qualcuno ha il coraggio di sostenere che la Nato si appresta ad invadere la Russia? Che poi siamo stati talmente ingenui, o generosi, da metterci nelle mani della Russia per quanto riguarda il gas, l’energia, abbiamo detto di no al nucleare, al carbone, a tutto quello che poteva garantirci l’autosufficienza energetica, adesso ci mettiamo nelle mani di Putin. A maggior ragione ci eravamo già messi economicamente nelle mani della Russia, da un punto di vista politico non ne parliamo. Alla luce di questo, come si fa a dire che Putin ha una giustificazione per tutto quanto sta accadendo? A meno che qualcuno dica che visto che Milano e Venezia sono state città austroungariche, sarebbe stato giusto che alla fine del secondo conflitto mondiale Germania ed Austria le riavessero indietro.
Il ragionamento che fa Putin è questo: l’Ucraina è nostra perché storicamente etc..
Ragionando così salta in aria l’Europa. A questo punto diciamo che Londra è nostra perché era una città romana.
Si sperava, fino a febbraio, che dopo la seconda guerra mondiale, l’idea della guerra per recuperare spazi geografici fosse tramontata. Qualcun invece vuole creare un precedente per cui questo principio sacro viene rimesso in discussione.

Putin dice di intervenire in difesa delle minoranze.

“Si gioca sull’equivoco e le spiego perché: a Odessa, nel Donesk, non si parla Russo? Sono zone dove parlano tutti russo. Se poi vogliono dire che in quelle zone la lingua ufficiale sia l’ucraino, faccio notare che a Malta la lingua ufficiale è il maltese, in Irlanda il gaelico. Ad oggi in Europa non c’è nessun paese la cui lingua ufficiale sia l’inglese, eppure è la lingua scelta dall’Unione Europea. Quindi a Odessa parlano tutti russo e la propaganda russa dice che in Ucraina lo hanno proibito. Come in Italia: la lingua ufficiale è l’italiano, ma parlano tedesco in Alto Adige, in Veneto usano molto il dialetto, nessuno lo proibisce, semplicemente però la lingua ufficiale resta l’italiano.
Che a Pola e Fiume, per esempio, si debba tutelare la minoranza e la cultura italiana è sacrosanto. Ma ci si arriva con mezzi pacifici. Questo per dire quanta doppiezza e quante menzogne dietro alle motivazioni per cui si fanno migliaia di morti, comprese donne e bambini.

Torniamo indietro di qualche settimana: che idea si è fatto del caso Orsini, il cui contratto con la Rai è stato annullato all’indomani della guerra: atto di responsabilità o tentativo di controllare l’opinione pubblica?

“Il tentativo di controllo dell’opinione pubblica mi sembra evidente. Orsini poi basta che accendi la tv e lo ritrovi da tutte le parti. Per me dice robe che non stanno né in cielo né in terra, va in giro a raccontare che Draghi è come Lukashenko, compare dappertutto, tv di stato compresa. A me pare che in Italia ci sia una sfrenata propaganda filorussa, in Europa guardano all’Italia come un caso particolare: è evidente che bisogna dar voce al pluralismo, ma io sinceramente ho qualche dubbio sul fatto che se c’è un’aggressione militare in atto sia possibile dare direttamente voce alla propaganda degli aggressori, non è questo il pluralismo dell’informazione. Come mi raccontava il mio amico Berlusconi, se il 90% del mercato è in mano al panettone Rossi e tu vuoi lanciare invece il panettone Bianchi, investi in pubblicità. Il novanta per cento diventa sessanta e lo zero passa a trenta. Un investimento pubblicitario massiccio ti comporta che sposti l’opinione pubblica. Se accendi la tv e trovi una serie infinita di propagandisti, è come nel commercio: chiaro che dopo una settimana hai spostato una fetta di opinione dall’altra parte. Cosa questa propaganda serva all’Italia, alla questione atlantica, davanti al tentativo di tutti di non creare un precedente devastante, questo spazio enorme dato ad Orsini non si capisce”.

Degli ultimi giorni la notizia di orfani ucraini partiti alla volta della Russia. Come crede si debba agire a livello internazionale?

“Il problema è che parliamo di uno stato dove la democrazia non c’è, il pluralismo non c’è, i dissidenti di solito fanno una brutta fine, la censura copre ogni cosa, c’è solo da sperare poiché tutti vogliamo la pace, che Putin chiarisca cosa vuol fare da grande. Se Putin decide di fermarsi, la guerra finisce in un secondo”.

C’è una maniera intelligente secondo lei per spronarlo verso un esito del genere?

“Poiché il voto delle nazioni Unite, la posizione unanime dell’Europa, la posizione della Nato, la posizione dell’opinione pubblica in tutto il mondo non bastano, l’unico modo è dimostrare che l’aggressione non paga, fermare l’aggressore. Gli ucraini la guerra se la fanno da soli, nessuno mette in dubbio la volontà degli ucraini di resistere a questa invasione, non è un problema di Zelensky è un problema del popolo ucraino. Il popolo ucraino ha il diritto di non essere dominato dai russi? Io penso di sì. È un popolo sovrano, ha restituito tutte le armi nucleari che aveva in cambio della garanzia assoluta della sua indipendenza e della sua integrità territoriale. Se poi andiamo nel Donbass, lì è in corso una guerra civile dal 2014, in cui la Russia è intervenuta militarmente. Ora, se l’Austria avesse attaccato Bolzano o il Sudtirolo, l’Italia non avrebbe mandato forse alpini e carabinieri? Se si mettono in discussone questi capisaldi, salta in aria l’Europa. Vogliamo ridisegnare i confini della seconda guerra mondiale? Il problema è che molti forse non vogliono leggere la storia.
Sacrosanto che ci sia la tutela delle minoranze in tutto il territorio europeo, il bilinguismo, la toponomastica… ma non la fai con la guerra”.

Prima di salutarci, un invito al voto per il referendum del prossimo 12 giugno, sulla riforma della giustizia.

“Io andrò e voterò tutti si. Credo che uno dei problemi giganteschi dell’Italia di oggi sia che chiunque faccia volontariato, chiunque faccia impresa, pubblica amministrazione, l’imprenditore o chiunque faccia politica, chiunque faccia qualcosa con l’espansione delle norme penali rischia di vedersi rovinata la vita. Bisogna impedire che ci sia questo potere illimitato delle procure. Non è possibile che negli ultimi 30 anni la politica italiana sia stata sempre influenzata da queste.
Ci sono correnti della magistratura che teorizzano il dovere delle procure di intervenire per orientare politicamente la vita italiana. Le faccio un esempio: io sono di Modena, la città di Enzo Ferrari, di Panini, due grandissimi imprenditori. Fino al 1992, alla caduta dell’Unione Sovietica, in Russia quelli come Ferrari e Panini li mettevano in galera. Se la magistratura vuole imporre una visione del mondo per cui chi fa impresa è un criminale, siamo nella posizione ideologica che c’era nei paesi dell’est. La magistratura deve smetter di fare politica”.

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SESSO E GENDER NON SONO TEMI DA ELEMENTARI

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IL TABù (ASSURDO) DELL'EDUCAZIONE SESSUALE IN CLASSE

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QUELLA SIGNORA CHE PRETENDE LA PATERNITA'
 

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'Così la macchina del fango processa e condanna migliaia di Alpini'

'Così la macchina del fango processa e condanna migliaia di Alpini'

Data:11 Maggio 2022 - 16:45 / Categoria: Parola d'Autore

Autore: Redazione La Pressa

Venerdì 6 Maggio l'Associazione 'Non una di meno Rimini' scriveva su Facebook: 'Quelle lunghe penne nere ve le spezzeremo una ad una'

Dalla sfilata di Brescia del 2000 a quella di Milano del 2019 ho avuto il piacere di rappresentare o Governo o Parlamento alle Adunate nazionali degli Alpini. Con l'allora presidente Beppe Parazzini si stava in giro sino alle 4 del mattino della domenica per poi, per scommessa goliardica, stare in piedi in Tribuna per dodici ore dalle 9 alle 21, per salutare ed onorare gli 80mila partecipanti alla sfilata.

Mai, in tutti questi anni, mi era capitato di leggere sui giornali locali dei giorni successivi un minimo accenno a molestie o violenze alle donne da parte dei partecipanti al Raduno. Nel 2021 Parazzini è andato avanti e quest'anno non me la sono sentita di partecipare all'Adunata senza il fraterno amico.

Con grande sorpresa ho visto montare in questi giorni una marea di accuse nei confronti del comportamento degli Alpini a Rimini, dove si è svolta l'Adunata Nazionale dopo i due anni di sospensione causa Covid.

Parole durissime sono state spese nei loro confronti da uomini  e donne di Governo, ultima in ordine di tempo la Ministra per le Pari Opportunità Elena Bonetti, in buona compagnia di politici, giornalisti e commentatori vari.

Premesso, e fate conto che lo ripeta dieci volte, che ogni atto di molestia va perseguito con l'espulsione del colpevole dall'Associazione e con una denuncia penale, mi sono chiesto cosa potesse aver differenziato Rimini da tutte le altre sfilate.

Venerdì 6 maggio l'Associazione 'Non una di meno Rimini' scriveva su Facebook: 'Incredibile ma vero, un gruppo di oltre 400 mila uomini, imbevuti di machismo patriarcale, concentrati in un solo luogo allo scopo di ubriacarsi, genera una dinamica in cui si fa a gara a chi ce l'ha più duro e ognuno si sente in diritto ed in dovere di reclamare il possesso del corpo di ogni donna che gli passa accanto'.

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Giovanardi: 'Attaccano l'adunata Alpini e applaudono il gay pride'

Giovanardi: 'Attaccano l'adunata Alpini e applaudono il gay pride'

Data:15 Maggio 2022 - 16:38 / Categoria: Politica

Autore: Redazione La Pressa

'Chi tenta di distruggere la grande storia ed attualità del volontariato testimoniati dagli Alpini siano spesso gli stessi ambienti che applaudono ai Gay Pride'

'L'Associazione 'Non una di meno' di Rimini ha bollato 400.000 Alpini come 'ubriaconi, machisti, branco di chi fa a gare a chi ce l'ha più duro, che si sente in diritto e in dovere di reclamare il possesso del corpo di ogni donna che gli passa accanto', minacciando di 'spezzargli una ad una quelle lunghe penne nere' Al linciaggio ideologico ha fatto seguito l'invito a segnalare alla stessa associazione ogni atteggiamento percepito come molestia (senza bisogno di denuncia), mettendo in moto una macchina del fango che ha portato addirittura alla richiesta di sospendere le prossime adunate'.

A intervenire di nuovo in questi termini sui fatti legati all'adunata Alpini di Rimini è l'ex senatore Carlo Giovanardi dei Popolari liberali il quale allega alle sue dichiarazione una foto (sopra) che mette a confronto una foto del raduno Alpini con alcune immagini del Gay pride.

'Fermo restando che ogni singolo episodio di molestia va perseguito con rigore e determinazione, c'è da domandarsi che Paese sia diventato l'Italia, dove nei Gay Pride si dileggiano e offendono i simboli del Cristianesimo e si ostentano atteggiamenti sguaiati, provocatori e a volte osceni - afferma Giovanardi -. E' incredibile ma vero, che chi tenta di distruggere la grande storia ed attualità del volontariato testimoniati dagli Alpini siano spesso gli stessi ambienti che applaudono ai Gay Pride ed ad ogni tentativo di cancellare i valori della nostra millenaria cultura cristiana'.

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BOLOGNA LA ROSSA ALZA IL MURO SULLE VERITA' PER USTICA

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LA MOSTRA SU USTICA INFANGA I GENERALI ASSOLTI

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DIAVOLI NELLA BASSA MODENESE
Nella Chiesa di fortuna post terremoto di Massa Finalese per ricordare la vicenda dei diavoli della Bassa modenese ricostruita in un libro dall' allora Parroco di Finale Don Ettore Rovatti

 

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Sesso e gender alle elementari. Giovanardi: 'Fare chiarezza su scuola De Amicis'

Pubblichiamo di seguito un comunicato stampa a firma dell'onorevole Carlo Giovanardi sul caso del progetto su gender e sessualità nella scuola elementare "Edmondo De Amicis" di Marano sul Panaro, in provincia di Modena.

«E' in corso una polemica tra l' Associazione Pro Vita & Famiglia , che ha raccolto migliaia di firme per contestare un progetto per i bambini di quinta elementare in corso alla Scuola Edmondo De Amicis di Marano, e chi nega che quel progetto preveda di affrontare temi come masturbazione, orgasmo, preservativi, contraccezione, omosessualità ed il significato di termini come trans, gender fluid e genderless e qualunque altro tema riguardando il sesso.

In realta' la Scuola ha pubblicato e poi inviato all' Ufficio Scolastico Provinciale soltanto le prime due pagine del Progetto, omettendo cosi' di illustrare i suoi contenuti completi  sottoposti alla approvazione delle famiglie nella versione integrale di cinque pagine complessive di cui Pro Vita & Famiglia è venuta in possesso.

Evidentemente anche a Marano qualcuno si e' accorto che era imbarazzante ammettere il contenuto del Progetto perché temi così delicati non possono essere affrontati davanti ad una platea di bambine e bambini di 10/11 anni, i cui gradi di maturazione mentale e sviluppo fisico sono inevitabilmente differenti.

I problemi di bambini di quella età possono essere utilmente affrontati singolarmente da uno psicologo coinvolgendo anche la famiglia e non davanti ad un intera classe, rimandando a Marano ed altrove la trattazione di temi così delicati alle ultime classi della Scuola Superiore»

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3 MAGGIO ORE 18.30 - BERNINI - PALAMARA; INTERVIENE CARLO GIOVANARDI

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DOPPIOCOGNOME: ERRORE RENDERLO OBBLIGATORIO
  
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LO SPOT RAI DIFFAMA GLI SCIENZIATI ANTI-GRETA

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GUERRA IN UCRAINA - GIOVANARDI ( POPOLARI LIBERALI ) EMETTERE UN FRANCOBOLLO PER





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Lettera di Carlo Giovanardi sull'utero in affitto:

Lettera di Carlo Giovanardi sull'utero in affitto: "I figli non si pagano"

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L'ODIO CONTRO L'AMERICA, UNA SPECIALITA' DEL NOSTRO PAESE
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INTERDITTIVE ANTIMAFIA, IL GIOCO AL MASSACRO DEVE FINIRE
 
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IL CASO CUCCHI, LA REPLICA DI CARLO GIOVANARDI:
IL CASO CUCCHI, LA REPLICA DI CARLO GIOVANARDI: "DA ME SOLO AFFERMAZIONI VERE"


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Ecco le conclusioni della superperizia ordinata dalla Corte di Assise di Appello
Ecco le conclusioni della superperizia ordinata dalla Corte di Assise di Appello di Roma nel processo contro i medici. 



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ENERGIA, E' ORA DI CAMBIARE PASSO


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INTERDITTIVE ANTIMAFIA - Assemblea degli iscritti a Nessuno toc ... o REGGIO EMI
 
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L'UNICO DIRITTO VIOLATO E' QUELLO DELLA LIBERTA' DI OPINIONE
  

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Putin e l’Ucraina: superior stabat lupus

Putin e l’Ucraina: superior stabat lupus

Una massima del giornalismo indipendente e liberale era quella di tenere separati i fatti dalle opinioni. Ho chiesto pertanto al professor Gregory Alegi, uno dei maggiori esperti italiani di questioni geopolitiche, di rispondere ad alcune domande su questioni che dividono l’ opinione pubblica sulla decisione di Putin di invadere l’Ucraina.

Vi è mai stata una promessa formale da parte statunitense di non far entrare l’Ucraina nella Nato?

“Non esiste alcun trattato formale, ma nel 1990-91 vi furono impegni verbali. In sintesi, nell’amministrazione Bush sr, il Dipartimento di Stato era contrario all’ampliamento a est, mentre la Difesa era possibilista. Il 9 febbraio 1990 il segretario di Stato James Baker disse a Mikhail Gorbaciov che la NATO non si sarebbe «ampliata a est di un solo pollice». Promesse analoghe erano state fatte giorni prima dal ministro degli Esteri tedesco Hans-Dietrich Genscher. Il concetto era alla base dell’assenso tedesco alla riunificazione (cioè assorbimento) della DDR comunista nella RFG occidentale e NATO. Tra gli studiosi, anche occidentali, esistono interpretazioni diverse di questi fatti. È però chiaro che l’impegno non fu mai formalizzato in alcun trattato”.

La NATO ha invitato l’Ucraina a far parte della NATO?

“NìIl vertice NATO di Bucarest del 2008 decise di invitare nell’alleanza atlantica Croazia e Albania, che entrarono nel 2009; la Croazia è nell’UE dal 2013, mentre ) mentre l’Albania è candidata dal 2014. Nella stessa occasione, la NATO comunicò che Georgia e Ucraina sarebbero entrate anch’esse, senza specificare come o quando. I due paesi non sono mai entrati nella NATO, ma sono stati invasi dalla Russia nel 2008 e 2022″.

La Russia ha mai garantito la sicurezza dell’Ucraina post-Muro?

“SìAlla dissoluzione dell’Unione Sovietica erano schierate in Ucraina 1.900 testate atomiche, 176 missili balistici intercontinentali e 44 bombardieri strategici. Dopo lunghe trattative, l’Ucraina accettò di restituirle alla Russia in cambio di aiuti economici e garanzie di sicurezza. Il 5 dicembre 1994 Ucraina, Russia, USA e Regno Unito firmarono a Budapest il Memorandum sulle Garanzie di Sicurezza, che comprendeva garanzie di sicurezza contro la minaccia o l’uso della forza contro il territorio o l’indipendenza ucraina. I firmatari promisero di rispettare la sovranità e i confini ucraini. Nel 1996 l’Ucraina restituì l’ultima testata atomica; nel 2001 restituì l’ultimo vettore”.

Vi sono in Polonia e Romania missili USA puntati contro la Russia?

“Non vi sono missili offensivi a lungo raggio schierati contro la Russia. Dal 2016 sono operativi da basi in Polonia e Romania dei sistemi antimissile SM-3 Blocco IB, installati dagli USA come protezione contro l’eventuale lancio di missili balistici dall’Iran verso gli USA. La Russia considera tali sistemi come offensivi perché utilizzano il lanciatore verticale Mark 41, che può lanciare anche missili da crociera Tomahawk o comunque offensivi. Secondo gli USA, la configurazione specifica dei lanciatori consente il lancio dei soli missili difensivi SM-3. Inoltre, dal 1991 la Polonia ha rimosso e restituito alla Russia le testate atomiche che l’URSS aveva schierato in territorio polacco nei trent’anni precedenti”.

Dalla documentazione fornita da Alegi emergono alcuni punti incontestabili:

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Il caso Giovanardi e la libertà del Parlamento: la relazione di Pillon

Il caso Giovanardi e la libertà del Parlamento: la relazione di Pillon

22 FEBBRAIO 2020


Il Senato ha votato in aula mercoledì 14 novembre la insindacabilità delle opinioni espresse dall’allora senatore Carlo Giovanardi in ossequio all’art. 68 della Costituzione secondo il quale “i parlamentari non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio della loro funzione”. Il Tribunale di Modena, lunedì 21 febbraio, non ha preso atto della decisione del Senato e invece di prosciogliere Giovanardi dalla accusa di violazione del segreto della Prefettura e pressioni e minacce verso un Corpo amministrativo dello stato, ha sospeso il processo nei suoi confronti sollevando un conflitto di attribuzione presso la Corte Costituzionale.

Sarà la Corte pertanto a dover decidere se gli atti di sindacato ispettivo presentati a suo tempo da Giovanardi, i suoi interventi in aula, in Commissione giustizia ed in Commissione antimafia, ripetuti poi in conferenza stampa sul territorio, rientrino nell’esercizio dei poteri di un parlamentare.

Bisogna ricordare che Giovanardi non è accusato di aver ottenuto utilità economiche dai suoi interventi e neppure di aver mai avuto rapporti con esponenti della ‘Ndrangheta, ma di aver esercitato pressioni sulla Prefettura di Modena per salvare aziende del territorio  colpite da interdittive Antimafia. A riguardo val la pena ricordare che proprio all’inizio di quest’anno è entrata in vigore la norma che obbliga i Prefetti ad instaurare un contradditorio con l’imprenditore prima di emanare una interdittiva, esattamente quello che Giovanardi ha sostenuto nelle sue battaglie parlamentari.

In questo contesto, a fronte a tanti che sui social hanno attaccato con offese la decisione del Senato, è opportuno far conoscere integralmente la relazione svolta dal senatore Simone Pillon, poi approvata dall’Aula, che spiega come cittadini (al tempo tutti incensurati) chiesero l’aiuto di Giovanardi, così come centinaia di cittadini si sono rivolti a lui nei suoi 26 anni di attività parlamentare. 

 

In data 18 gennaio 2021 il Tribunale ordinario di Modena ha trasmesso al Senato copia degli atti relativi al procedimento penale n. 1640/2020 R.G.N.R. – n. 1851/2020 R.G. Trib. a carico dell’onorevole Carlo Amedeo Giovanardi, senatore all’epoca dei fatti, per accertare se le condotte oggetto del procedimento penale de quo integrino o meno l’ipotesi di espressione di opinioni insindacabili a norma dell’articolo 68, primo comma, della Costituzione, in quanto connesse all’esercizio delle funzioni svolte da parte di un membro del Parlamento. Il Presidente del Senato ha deferito la questione all’esame della Giunta in data 26 gennaio 2021 e l’ha annunciata in Aula in pari data. L’onorevole Carlo Amedeo Giovanardi ha presentato una memoria con allegati in data 15 aprile 2021 ed è stato audito nel corso della seduta del 27 aprile 2021. In data 13 settembre 2021 l’ex senatore Giovanardi ha depositato ulteriore documentazione. La Giunta, nelle sedute del 4 marzo 2021 e 26 maggio 2021, ha deliberato due integrazioni istruttorie, pervenute rispettivamente il 23 marzo 2021 e in data 14 settembre 2021. La Giunta ha esaminato la questione nelle sedute del 4 e 31 marzo, 27 aprile, 5, 12 e 26 maggio, 6, 13, 20 e 26 ottobre, 11 e 16 novembre, 21 dicembre 2021 e 19 gennaio 2022, deliberando in tale data nel senso dell’insindacabilità.

La vicenda nella quale si inserisce la richiesta de qua è già stata oggetto di esame da parte della Giunta in relazione alla richiesta di autorizzazione all’utilizzo di tabulati e di intercettazioni di conversazioni telefoniche da parte del Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Bologna (Doc. IV, n. 3); in data 1° luglio 2020 la Giunta deliberò, a maggioranza, di proporre all’Assemblea, con riguardo al profilo inerente all’utilizzo delle intercettazioni telefoniche, di accogliere la richiesta per la prima telefonata e di respingerla per tutte le successive; per ciò che concerne l’utilizzo dei tabulati, di accogliere la richiesta dell’autorità giudiziaria. Tale proposta è stata accolta dall’Assemblea del Senato nella seduta n. 328 del 19 maggio 2021. Si rileva altresì che gli stessi fatti hanno riguardato anche la richiesta di chiarimenti all’autorità giudiziaria deliberata dalla Giunta in data 25 novembre 2020, all’esito dell’esame della documentazione fatta pervenire dallo stesso onorevole Giovanardi (Affare assegnato n. 4), ed inerente all’utilizzo, da parte della medesima autorità giudiziaria, delle videoriprese effettuate dal signor Alessandro Bianchini. Sul punto si ricorda che la Giunta, con delibera a maggioranza del giorno 16 novembre 2021, ha proposto all’Assemblea di promuovere conflitto di attribuzioni avanti la Corte costituzionale, per aver il Tribunale acquisito quali mezzi di prova le videoriprese effettuate nascostamente all’allora senatore Giovanardi senza aver preventivamente richiesto la necessaria autorizzazione ex articolo 68, terzo comma, della Costituzione. La questione in esame è relativa alla sindacabilità delle opinioni espresse dall’onorevole Giovanardi in relazione alla medesima vicenda. La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Modena ha imputato l’onorevole Giovanardi per rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio (articolo 326 del codice penale), violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario o ai suoi singoli componenti (articolo 338 del codice penale), oltraggio a pubblico ufficiale (articolo 341-bis del codice penale) e violenza o minaccia ad un pubblico ufficiale (articolo 336 del codice penale), per aver posto in essere una serie di attività volte ad ottenere, a favore delle imprese Bianchini Costruzioni S.r.l. e IOS di Bianchini Alessandro e altri, la revoca dell’esclusione dalla cosiddetta white list – e cioè l’elenco degli imprenditori non soggetti a tentativo di infiltrazione mafiosa, rilevante nel contesto dei pubblici appalti – operata dal Prefetto, con nuovo inserimento e ripristino delle facoltà previste per le imprese iscritte. Secondo il Pubblico ministero, per perseguire tali finalità l’allora senatore Giovanardi avrebbe perpetrato comportamenti pressori che sempre secondo l’accusa si sostanzierebbero in vere e proprie minacce finalizzate a turbare le attività di un Corpo amministrativo (nella fattispecie il Prefetto di Modena ed il Gruppo Interforze), nonché a indurre i pubblici ufficiali destinatari di tale condotta a compiere atti contrari all’ufficio. Il tutto si sarebbe svolto nel corso dell’anno 2014. Scorrendo il capo di imputazione si legge che secondo il Pubblico Ministero le “pressioni” e le “minacce” sarebbero consistite, sostanzialmente, in contatti reiterati con i diretti interessati, cui l’onorevole Giovanardi avrebbe paventato “la presentazione di esposti presso l’Autorità Giudiziaria abbinata ad azioni parlamentari”, ovvero in una “conferenza stampa (…) a san Felice sul Panaro… in cui il senatore Giovanardi, con la ditta Bianchini… dicono peste e corna del Prefetto”. Sempre secondo il capo di imputazione le pressioni e le minacce sarebbero consistite, tra l’altro, anche nella convocazione di “apposite conferenze stampa, da ultimo quella congiunta con i Bianchini del 20.10.2014, e in più occasioni criticava, anche pubblicamente, l’operato della Prefettura di Modena attraverso interviste rilasciate agli organi di stampa”. Sempre secondo il capo di imputazione, l’onorevole Giovanardi avrebbe preso contatto “in accordo e piena condivisione con il capo di gabinetto dott. Ventura Mario che forniva al parlamentare (…) continui aggiornamenti e concreto appoggio anche esecutivo nell’ambito delle sue competenze” e ciò, secondo la Procura, contribuirebbe ad integrare anche il delitto di cui all’articolo 326 del codice penale. Secondo l’accusa infine le condotte sarebbero state realizzate “in assenza di qualsiasi connessione, se non strumentale, con qualsivoglia attività parlamentare”. Dall’esame della domanda si evince che, dopo il rinvio a giudizio e dopo l’apertura del dibattimento avanti il Tribunale di Modena, all’udienza del 15 dicembre 2020, la difesa dell’onorevole Giovanardi ha eccepito l’applicazione al caso in esame dell’esimente prevista dall’articolo 68, primo comma, della Costituzione. Ritenendo il Collegio procedente che i comportamenti contestati all’imputato non ricadessero nell’alveo applicativo delle disposizioni di cui all’articolo 68, primo comma, della Costituzione, come esplicitato dall’articolo 3, comma 1, della legge n. 140 del 2003, ha pertanto sospeso il processo trasmettendo gli atti al Senato della Repubblica per la relativa deliberazione. Con provvedimento emesso il 16 marzo 2021 e pervenuto alla Giunta il 23 marzo 2021, il Tribunale di Modena ha fornito riscontro ad un’istanza di integrazione istruttoria deliberata dalla Giunta in data 4 marzo 2021, chiarendo che la richiesta di deliberazione in esame riguarda tutti i capi di imputazione. In data 15 aprile 2021 l’onorevole Giovanardi ha inviato alla Giunta una memoria. Nella seduta del 27 aprile 2021, il senatore è stato ascoltato dalla Giunta ai sensi dell’articolo 135, comma 5, del Regolamento del Senato. In data 26 maggio 2021, la Giunta ha deliberato una richiesta di integrazione istruttoria volta a rinnovare la richiesta (già formulata nell’ambito dell’atto assegnato n. 4 e per la quale era pervenuta una risposta interlocutoria) al Tribunale di Modena di fornire un chiarimento definitivo riguardo all’utilizzo o meno, nei confronti dell’onorevole Giovanardi, della videoripresa privata effettuata dal signor Alessandro Bianchini. In data 14 settembre 2021 il Presidente del Senato ha trasmesso alla Giunta il decreto del 9 settembre 2021 con cui il Presidente del Tribunale di Modena ha confermato che il processo, a seguito dell’invio degli atti al Senato, è stato ritualmente sospeso a norma dell’articolo 3, commi 4 e 5, della legge n. 140 del 2003, nel rispetto dei termini di legge per la preliminare delibazione del Senato. In data 13 settembre 2021, sono pervenuti alla Giunta, da parte dello stesso onorevole Giovanardi, alcuni stralci della sentenza della Corte d’Appello di Bologna sul processo Aemilia riguardanti il signor Alessandro Bianchini. In data 26 ottobre 2021 la Giunta, a maggioranza, ha respinto la proposta del relatore Durnwalder di dichiarare l’insussistenza dell’insindacabilità per i fatti relativi alle fattispecie contestate di rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio (articolo 326 del codice penale), di violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario o ai suoi singoli componenti (articolo 338 del codice penale) e di violenza o minaccia ad un pubblico ufficiale (articolo 336 del codice penale) ed altresì di riconoscere, invece, la prerogativa dell’insindacabilità di cui all’articolo 68, primo comma, della Costituzione per i fatti relativi alla fattispecie contestata di oltraggio a pubblico ufficiale (articolo 341-bis del codice penale).

Come noto, la giurisprudenza della Corte costituzionale (di cui, ad esempio, alle sentenze della Consulta n. 55 del 25 febbraio 2014, n. 305 del 20 novembre 2013 e n. 81 dell’8 febbraio 2011) richiede che le dichiarazioni rese extra moenia da un parlamentare possano essere coperte dalla prerogativa dell’insindacabilità, ai sensi dell’articolo 68, primo comma, della Costituzione, solo a condizione che sia ravvisabile un nesso funzionale con l’esercizio dei compiti parlamentari, incentrato su due requisiti. Il primo requisito, enucleato dalla Corte costituzionale, si basa sulla sostanziale corrispondenza di significato tra opinioni espresse all’esterno e opinioni espresse nelle aule parlamentari che – come precisa la Consulta – non deve necessariamente connotarsi come una pedissequa riproduzione letterale del contenuto. Il secondo requisito richiesto per la configurabilità della prerogativa di cui all’articolo 68, primo comma, della Costituzione, si basa sul cosiddetto “legame temporale” fra l’attività parlamentare e l’attività esterna, in modo che questa venga ad assumere, in relazione ad un contesto temporale circoscritto, una finalità divulgativa rispetto a quella intra moenia. Ciò premesso, in relazione al primo requisito richiesto dalla Corte costituzionale per radicare l’immunità di cui all’articolo 68, primo comma, della Costituzione, e cioè la sussistenza del nesso funzionale con atti intra moenia, si richiamano nel prosieguo i principali atti di sindacato ispettivo ed interventi rilevanti nel caso in esame, anche perché sul punto non possono certo essere considerate dirimenti le argomentazioni proposte dall’autorità giudiziaria, secondo cui – come detto più sopra – le dichiarazioni dell’onorevole Giovanardi sarebbero state rese in assenza di qualsiasi connessione se non strumentale con qualsivoglia attività parlamentare, sia perché non spetta all’autorità giudiziaria tale verifica, sia perché, al contrario, risultano agli atti del Parlamento numerosissime iniziative parlamentari di cui si vogliono qui richiamare le principali. Dalla loro disamina sarà agevole riscontrare anche la sussistenza del secondo requisito, e cioè della contiguità temporale in relazione alle condotte oggetto del capo di imputazione. In particolare, nell’interrogazione a risposta scritta n. 4-08933 del 16 gennaio 2013 relativa al rigetto della domanda di iscrizione alla white list della ditta F.lli Baraldi S.p.A., l’onorevole Giovanardi ha evidenziato i danni economici subiti dalla ditta sottolineando come “la decisione, del tutto discrezionale, della prefettura di Modena certamente non contrasta gli interessi della criminalità organizzata, mentre mette in ginocchio una stimata impresa locale aggravando ancor più i disastrosi effetti del terremoto”. In riferimento al respingimento della domanda della Ge.Co. S.r.l., il 15 marzo 2013 nell’interrogazione a risposta scritta n. 4- 08996, il senatore ha definito, nelle premesse, “arbitrarie e non adeguatamente motivate” le decisioni della Prefettura di Modena che avrebbero causato “gravissimi danni all’economia locale senza incidere minimamente nel contrasto alla criminalità organizzata” e ha chiesto conto al Ministro dell’interno delle modalità messe in atto dalla Prefettura per la gestione delle domande di iscrizione, e del loro eventuale rifiuto, alla white list. Il 21 marzo 2013, nell’interpellanza n. 2-00002, sempre sulla Ge.Co. S.r.l., il senatore è ritornato sulla gestione delle iscrizioni alla white list da parte della Prefettura di Modena e ha concluso domandando se il Ministro non ritenesse “che i provvedimenti assunti, la negazione dell’accesso agli atti e la discrezionalità a giudizio dell’interpellante assoluta delle decisioni non violino clamorosamente i principi di legalità contenuti nella nostra Costituzione”. Il 15 maggio 2013 ha presentato l’interpellanza n. 2-00016 riferita alla Baraldi e ai provvedimenti interdittivi della Prefettura di Modena che l’avevano colpita, sostenendo che la Prefettura aveva agito “inopinatamente” e “sulla base non di prove o di un provvedimento di un magistrato, ma di meri sospetti e indizi”, proseguendo con le seguenti considerazioni: “mantenendo l’interdittiva ingiusta e ingiustificata nei confronti di un’impresa sana e pulita si finisce paradossalmente per favorire negli appalti pubblici altre imprese che potrebbero essere invece affiliate o contigue alla criminalità organizzata; sotto il profilo della civile convivenza, l’aspetto a giudizio dell’interpellante più grave della vicenda consiste nel fatto che il prefetto di Modena con il suo comportamento mina alla base e rompe il rapporto di fiducia che i cittadini onesti e laboriosi hanno con le istituzioni”. Nel suo intervento nell’Assemblea del Senato del 6 giugno 2013, illustrativo dell’interpellanza n. 2-00001 sulla cooperativa Coopsette, ha segnalato le conseguenze di tipo occupazionale legate ai provvedimenti di esclusione dalle white list, riferendosi anche alle vicende della Ge.Co. e della Baraldi e ha sottolineato la “discrezionalità” dei provvedimenti e il “meccanismo contorto” di gestione dei ricorsi contro le interdittive, chiudendo con le seguenti parole: “Non vorrei che la lotta alla mafia, alla ‘ndrangheta e alla camorra, che è sacrosanta, diventasse un favore fatto alla ‘ndrangheta, alla camorra e alla criminalità organizzata. […] Ma è questo il modo di combattere la mafia, la camorra e la ‘ndrangheta? Sarebbe questo? E quando queste aziende falliranno, non è che poi verrà qualcuno a prendere il loro posto? […] io con questa interpellanza voglio sottolineare la necessità – credo che il Governo lo stia facendo in un decreto-legge – di fissare dei paletti che non mettano in capo a una sola persona – cioè un prefetto – il diritto di vita e di morte rispetto a vicende che coinvolgono centinaia di persone e di lavoratori, in una procedura che è totalmente opaca e che non ha nessuna garanzia giurisdizionale. Ripeto: nessuna garanzia giurisdizionale. Tutto si basa su rapporti di polizia giudiziaria, che, come sanno i colleghi del Sud, troppe volte – quindi non vorrei che si esportasse anche al Nord – sono costruite su dicerie, sentito dire, rapporti familiari o l’essere stati visti al bar. Non è che su queste cose si possa costruire una vicenda che – poi – ha delle ripercussioni sul territorio che possono essere devastanti”. Il senatore ha quindi espresso la propria soddisfazione per la risposta del Vice ministro dell’interno Bubbico, perché “nel momento in cui il Governo afferma che dobbiamo intervenire con un decreto-legge mostra la consapevolezza che il problema è gigantesco”. Relativamente all’impresa Bianchini, colpita anch’essa da interdittiva antimafia, l’onorevole Giovanardi ha presentato un’interpellanza il 26 febbraio 2014, con cui ha definito “incomprensibile” l’atteggiamento dell’autorità amministrativa, la quale si sarebbe rifiutata di “revocare le interdittive anche quando sono stati rimossi gli elementi del supposto pericolo” e ha concluso chiedendo al Ministro dell’interno quali fossero le iniziative che intendesse assumere “per revocare l’interdittiva antimafia che ha colpito l’impresa Bianchini e più in generale per introdurre nel nostro ordinamento i correttivi a questa normativa, a giudizio dell’interpellante surreale, che ha sinora prodotto soltanto la perdita di centinaia di posti di lavoro, intralciato la ricostruzione e neppur minimamente contrastato le attività criminose così come illustrato presso la Commissione d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere dal professor Fiandaca l’11 febbraio 2014”. Sempre sulla ditta Bianchini, il 22 luglio 2014 ha presentato un’altra interpellanza, la n. 2-00182, le cui conclusioni sono le seguenti: “A parere degli interroganti le sanzioni interdittive antimafia dovrebbero avere come scopo quello di proteggere la società e le imprese da potenziali pericoli di infiltrazioni mafiose; nel caso in questione la stessa Prefettura non mette in dubbio l’onestà dell’imprenditore che ha tempestivamente rimosso tutte le cause di sospetto indicate nell’interdittiva provvedendo ad esempio immediatamente al licenziamento dei lavoratori assunti dopo il terremoto, si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda assumere per evitare che strumenti pensati per combattere la criminalità organizzata non producano come unico effetto quello di distruggere aziende sane, provocare disoccupazione e impedire a chi ha la sfortuna di esserne vittima, e ai propri familiari, di continuare a svolgere attività imprenditoriali”. Inoltre, il 21 ottobre 2014, poco dopo la conversazione con i due Ufficiali dei Carabinieri avuta a Modena, ha presentato un’ulteriore interpellanza riferita alla ditta Bianchini chiedendo “quali iniziative il Governo intenda adottare per evitare che le interdittive antimafia comportino la distruzione delle aziende; in base a quali motivazioni, in uno stato di diritto, le supposte responsabilità dei padri coinvolgano anche i figli”. Pochi giorni dopo, il 29 ottobre 2014, intervenendo in Aula durante la discussione congiunta di tre relazioni della Commissione antimafia (Doc. XXIII n. 2, n. 3 e n. 4) il senatore Giovanardi ha affermato quanto segue: “Ci troviamo di fronte ad una situazione kafkiana, specialmente al Nord, dove imprese sane e cittadini perbene vengono colpiti in modi – adesso vi leggerò come – che, secondo me, sono indegni di un Paese civile perché ci riportano alla Santa Inquisizione, visto che si tratta di situazioni nelle quali i cittadini non possono difendersi rispetto alle accuse che vengono sollevate nei loro confronti. […] Come ho già detto in Commissione antimafia, ci sono intimidazioni, ci sono minacce, ricatti e scalate societarie in galera. Queste persone vengono inquisite. Ma lo Stato, i prefetti, l’interforze non devono essere percepiti dal cittadino come dei nemici. […] I cittadini devono essere alleati nella lotta contro la criminalità organizzata; devono avere paura della mafia, della ‘ndrangheta e della camorra, non possono avere paura delle istituzioni, non possono considerare le istituzioni come loro nemici. Se ci mettiamo su questo piano di fanatismo, finirà che, invece di fare un dispetto alla mafia e di combatterla, le faremo una cortesia”. Nel caso di specie, il senatore Giovanardi riteneva con tutta evidenza che l’esclusione dalla white list della ditta Bianchini fosse un’ingiustizia e che tale misura fosse del tutto infondata sulla base di una propria opinione, fortemente critica rispetto all’operato dei pubblici ufficiali coinvolti.  Tali condotte, indipendentemente dal merito, paiono realizzare pienamente i requisiti di corrispondenza e contiguità richiesti dalla Corte costituzionale per la verifica della sussistenza delle insindacabilità di cui all’articolo 68, primo comma, della Costituzione. Come riportato nella “Selezione ragionata di giurisprudenza costituzionale (2000-2021)” non è tanto importante determinare il luogo delle dichiarazioni, ma la loro natura di “atti di funzione parlamentare”: “Al riguardo, va evidenziato che la Corte – anche in base alla formulazione dell’art. 68, primo comma, Cost. – non ha mai accolto «il criterio della mera localizzazione dell’atto». Infatti, come specificato nella sentenza n. 509 del 2002, «sono coperti dall’immunità gli atti svolti all’interno dei vari organi parlamentari, o anche paraparlamentari (cfr. sentenze n. 10 e n. 11 del 2000 e n. 79 del 2002), cioè atti che si esplicano nell’ambito di lavori comunque rientranti nel campo applicativo del “diritto parlamentare”, in quanto proprio tale condizione connota l’esercizio di funzioni parlamentari. In base a questo criterio, dunque, si debbono ritenere coperti dall’insindacabilità gli “atti di funzione”, anche se posti in essere extra moenia, mentre invece non si possono ritenere coperti da tale immunità gli atti non “di funzione”, anche se compiuti all’interno della sede della Camera o del Senato. In definitiva, il criterio di delimitazione dell’ambito della prerogativa dell’immunità è quello funzionale e non già quello spaziale (sentenza n. 10 del 2000)». Conclusivamente, la sede nella quale è effettuata la dichiarazione da parte del parlamentare non può, di per sé sola, conferire carattere di funzione parlamentare: tale dato, infatti, non è da solo sufficiente a far presumere l’esistenza di un nesso funzionale idoneo a rendere insindacabili le opinioni ivi espresse (cfr. sentenza n. 509 del 2002)”. Nel caso di specie è evidente ictu oculi che i numerosissimi atti parlamentari presentati dall’onorevole Giovanardi sono del tutto coerenti come contenuto e come forma alle ulteriori dichiarazioni rese extra moenia, tanto da configurarsi come veri e propri “atti di funzione” – trattandosi di attività doverose dell’azione parlamentare, e più ancora per un membro della Commissione parlamentare antimafia (di cui l’onorevole Giovanardi all’epoca faceva parte) che – a mente dell’articolo 1 della legge 27 ottobre 2006, n. 277 – può chiedere alla commissione di “accertare la congruità della normativa vigente e della conseguente azione dei pubblici poteri”. Nel caso di specie il procedimento ha ad oggetto – tra gli altri – il capo di imputazione di cui agli articoli 341-bis (oltraggio a pubblico ufficiale) del codice penale. In relazione a tale imputazione si concorda con le argomentazioni già esposte dal precedente relatore, il quale ha evidenziato come la fattispecie penale contemplata dal codice appaia compatibile con la definizione di “opinione espressa”, rilevando come la valenza fortemente critica di un’opinione espressa da un parlamentare possa lambire astrattamente reati di diffamazione, ma anche reati di oltraggio a pubblico ufficiale quando l’offesa oggetto della norma incriminatrice trovi un sostrato in un’opinio atta a radicare un diritto di critica, aspra ma pur sempre con valenza funzionale orientata nella direzione della menzionata critica. Si può infatti ritenere che la prerogativa dell’insindacabilità presupponga un rafforzamento per i parlamentari del diritto di libertà di manifestazione del proprio pensiero, riconosciuto a tutti i cittadini dall’articolo 21 della Costituzione, in relazione all’esigenza funzionale del loro ruolo ed a quella di preservarne l’autonomia, sottraendoli all’influenza e ai ricatti dei gruppi di pressione. Il senatore Giovanardi – pur esprimendosi con locuzioni critiche molto aspre – ha inteso con tutta evidenza esprimere sia in pubblico che nella sua attività tipicamente parlamentare l’opinione secondo cui la ditta Bianchini avesse diritto ad essere inclusa nella white list e che l’esclusione della stessa fosse un abuso del quale dovevano rispondere tutti i pubblici ufficiali che avevano assunto tale determinazione o che avevano contribuito a tale ingiusto (a suo giudizio) esito procedimentale. Alla luce dei numerosissimi e documentati atti intra moenia di cui sopra, tutti caratterizzati dalla sussistenza sia del nesso funzionale che del cosiddetto legame temporale (considerando che i fatti contestati risalgono all’ottobre 2014, e gli atti intra moenia sono stati presentati entro lo stesso mese di ottobre), si concorda con la conclusione esposta dal precedente relatore, il quale ha ritenuto sussistente, per l’imputazione di oltraggio (articolo 341-bis del codice penale), la prerogativa di cui all’articolo 68, primo comma, della Costituzione, precisando che la fattispecie di cui alla sentenza della Corte costituzionale n. 137 del 2001 (citata dal Tribunale a sostegno della propria richiesta) è sicuramente diversa da quella di cui al documento in titolo atteso che, come chiarisce la Consulta, nel caso del 2001 era ravvisabile solo un “generico collegamento con un contesto politico indeterminabile del tutto avulso dall’esercizio di funzioni parlamentari suscettibili di essere concretamente individuate” (brano riportato testualmente dalla predetta sentenza della Corte). Nel caso in esame, invece, il collegamento non è affatto generico, ma al contrario inerisce a specifici atti e attività intra moenia, in grado di radicare quindi il nesso funzionale. In relazione agli altri capi di imputazione, l’autorità giudiziaria nella propria autonomia ha ritenuto di rubricare tali condotte – oggettivamente unitarie – sotto più capi per reati differenti, individuando a carico del senatore Giovanardi le fattispecie di rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio (articolo 326 del codice penale), violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario o ai suoi singoli componenti (articolo 338 del codice penale), oltraggio a pubblico ufficiale (articolo 341-bis del codice penale) di cui si è già detto, e violenza o minaccia ad un pubblico ufficiale (articolo 336 del codice penale). Spetta ovviamente all’autorità giudiziaria tale compito di rubricazione, e non è certo in capo al Parlamento il potere di sindacare sulla correttezza o meno di tali definizioni. Tuttavia, ferma restando la rubricazione individuata, il Parlamento, ai soli fini della verifica ex articolo 68, primo comma, della Costituzione, può valutare se le condotte oggetto dell’imputazione, indipendentemente dal nomen iuris adottato, siano riferite o riferibili al concetto di “opinioni” e dunque ricadano o meno nell’ambito di applicazione della guarentigia de qua. In altre parole, la valutazione della sussistenza della insindacabilità non può essere solo riferita all’astratto dato nominalistico della fattispecie incriminatrice, ma deve essere ancorata al concreto dato naturalistico della condotta incriminata ex se; solo tale prospettiva – beninteso senza mai entrare nel merito – consente una più corretta e pregnante disamina circa la sussumibilità di un fatto nella cornice delle “opinioni espresse” che il costituente ha voluto proteggere. Diversamente opinando, sarebbe agevole – in ipotesi meramente astratta – utilizzare la rubricazione in modo da eludere la garanzia costituzionale. Si rileva inoltre che, sul piano comportamentale, la condotta extra moenia del senatore Giovanardi era unitaria e, soprattutto, caratterizzata da un profilo telelogico e “funzionale” unitario, essendo finalizzata in particolare (come sopra evidenziato) ad opporsi ad una situazione a suo giudizio di abuso da parte della Prefettura e dei Carabinieri, che avevano escluso (a suo avviso) ingiustamente l’impresa Bianchini dalla white list. Il senatore Giovanardi in altre parole, come peraltro emerge proprio dagli atti allegati alla richiesta del Tribunale di Modena, ha posto in essere una serie di plurime dichiarazioni che sono state espresse in pubblico, in privato, mediante la proposizione di atti parlamentari, durante conferenze stampa, durante riunioni o incontri con i diretti interessati e con le autorità locali, tutte per ribadire – sia pure con toni accesi e aspri – la propria opinione in merito alla esclusione delle aziende modenesi dalla cosiddetta white list. Nel caso di specie, scorrendo le condotte riportate dal capo di imputazione più sopra riassunte, si deve dunque convenire che – impregiudicata ogni valutazione sulla loro liceità o meno – si tratti in primo luogo di condotte plurime volte a realizzare un medesimo fine, peraltro espressamente richiamato e ribadito, di talché si può serenamente sostenere la loro sostanziale unitarietà. In secondo luogo si riscontra altrettanto pacificamente che si tratta in tutti i casi di condotte volte all’espressione di opinioni, di punti di vista, di convinzioni, il tutto mediante comunicazioni, dichiarazioni o altre forme di comunicazione. La nozione di “opinioni espresse” non può essere certo interpretata univocamente in relazione al veicolo di tali espressioni, ma anzi, la tutela deve intendersi destinata alle opinioni in quanto tali, indipendentemente dal fatto che le stesse siano veicolate mediante convegni, incontri, conferenze stampa, interlocuzioni dirette pubbliche o private con altri esponenti delle istituzioni. Come da giurisprudenza costante della Corte costituzionale, “L’immunità riguarda non già solo l’occasione specifica in cui le opinioni sono manifestate nell’ambito parlamentare, ma il contenuto storico di esse, anche quando ne sia realizzata la diffusione pubblica, in ogni sede e con ogni mezzo. La pubblicità, infatti, e anzi la naturale destinazione, per così dire, alla collettività dei rappresentati, che caratterizza normalmente le attività e gli atti del Parlamento, proprio per assicurarne la funzione di sede massima della libera dialettica politica, comporta che l’immunità si estenda a tutte le altre sedi ed occasioni in cui l’opinione venga riprodotta al di fuori dell’ambito parlamentare”. Come che sia, è in definitiva la stessa legge 20 giugno 2003, n. 140, all’articolo 3 a ricordare che l’articolo 68, primo comma, della Costituzione “si applica in ogni caso […] per ogni attività di ispezione, di divulgazione, di critica e di denuncia politica, connessa alla funzione di parlamentare, espletata anche fuori del Parlamento”. Tali certamente sono da considerarsi le attività poste in essere dal senatore Giovanardi, e portate avanti con più azioni esecutive di un medesimo disegno politico anche se rubricate nel capo di imputazione come reati di natura differente.  Da quanto esposto si ritiene di aver accertato che: prescindendo dal nomen iuris, tutto quanto contestato al senatore Giovanardi nel capo di imputazione è palesemente riferibile a una condotta unitaria, rappresentata da più azioni tutte interdipendenti e tutte atte a manifestare opinioni funzionali all’attività parlamentare; mai al senatore Giovanardi viene contestato il passaggio a vie di fatto o ad atteggiamenti (diversi dall’espressione verbale) che evidentemente non potrebbero essere coperti dalla prerogativa parlamentare (cfr. sentenza Corte costituzionale n. 137 del 2001, red. Neppi Modona); deve escludersi – sempre in relazione al capo di imputazione – che le condotte ivi contestate possano essere riconoscibili come oggettivamente espressione di parole “sconvenienti” (cfr. sentenza Corte costituzionale n. 249 del 2006, red. Silvestri) o come “dileggio, insulto gratuito, ingiuria” (cfr. sentenza Corte costituzionale n. 421 del 2002, red. Flick), o comunque come turpiloquio, caratteristiche tutte che porterebbero di per se stesse all’esclusione della guarentigia; deve parimenti escludersi che le espressioni, indipendentemente dalla qualificazione sub articoli 326, 338, 341-bis o 336 del codice penale, siano da considerarsi estranee alla nozione di “opinione”, viste le loro modalità, il loro tenore letterale come riportato nello stesso capo di imputazione e la loro reiterazione in tutti i contesti funzionali all’attività parlamentare. In definitiva, ogni condotta riportata nel capo di imputazione è sempre riferibile a opinioni esposte dal medesimo senatore Giovanardi, o a sue attività di ispezione, di divulgazione, di critica e di denuncia politica connesse alla sua funzione parlamentare, espletate dentro e fuori il Parlamento in esecuzione di una azione politica unitaria, teleologicamente finalizzata e funzionalmente coerenti con la sua attività parlamentare.  Per tali motivi la Giunta propone, a maggioranza, all’Assemblea di deliberare che le dichiarazioni rese dall’onorevole Carlo Amedeo Giovanardi, senatore all’epoca dei fatti, costituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell’esercizio delle sue funzioni e ricadono pertanto nell’ipotesi di cui all’articolo 68, primo comma, della Costituzione.

Simone Pillon, relatore

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UN INUTILE POLVERONE POLEMICO SU FOIBE ED OLOCAUSTO
Ma nel nostro paese chi solleva inutili polveroni polemici sa di cosa parla e capisce quello che contesta ? 
Nel giorno del Ricordo delle foibe e dell' esodo e' finito nel mirino dell' Anpi e di svariati parlamentari il comunicato del Ministero della Pubblica Istruzione, accusato di aver messo sullo stesso piano l'Olocausto del popolo ebraico con la tragedia dell' esodo che ha coinvolto gli italiani di Istria, Fiume e Dalmazia.
In realta' chi legge il Comunicato firmato da Stefano Versari puo' facilmente appurare che il Capo Dipartimento per il sistema educativo, quando si riferisce agli ebrei ,scrive che sono stati vittime " di una feroce volonta' di annientamento, mai sperimentata prima nella storia dell' umanita'."
I contestatori omettono poi di ricordare che Versari nel Comunicato aggiunge al caso delle vittime italiane delle foibe gli esempi storici dei genocidi degli Armeni cristiani e dei mussulmani di Sebrenica, tutti esempi di " categorie " che hanno pagato la loro appartenenza nazionale, razziale o religiosa, 
Chi scrive puo' sostenere a testa alta che , pur non vedendo alcuno scandalo in quello che Versari ha scritto, di ritenere inappropiato confondere l' unicita' dell' Olocausto del popolo ebraico con altre sia pur terribili e dolorose tragedie storiche.
Nel 2017 assieme a Guido Compagna e Gaetano Quagliariello mi opposi infatti in Aula del Senato, senza fortuna , alla proposta di legge, purtroppo poi approvata dal Parlamento, che ha introdotto una aggravante alle sanzioni penali che colpiscono non piu' soltanto chi nega o minimizza l' Olocausto del popolo ebraico ma anche a chi nega o minimizza ogni fattispecie di crimini contro l' umanita' e crimini di guerra.
Con noi si schierarono i piu' importanti ed autorevoli Storici contemporanei italiani, giustamente preoccupati che la liberta' di ricerca possa essere sanzionata penalmente.
Non mi risulta che nel 2017 l' Anpi e tanti parlamentari che oggi si stracciano le vesti abbiano contestato l' annacquamento dell' Olocausto tra altre centinaia di episodi di di crimini contro l' umanita' o di guerra, alcuni dei quali Versari ha ricordato.
Queste polemiche contro il legittimo anche se discutibile comunicato del Ministero non a caso vengono proprio da quella sparuta minoranza di sinistra che voto' contro la decisione di istituire una Giornata del Ricordo, evidentemente ancora oggi desiderosa non di ricordare il sacrificio dei fratelli italiani ma di ossequiare il loro persecutore Maresciallo Tito.

Carlo Giovanardi

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