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Circolo di cultura astro-veneta ISTRIA

Il caso Cucchi e i principi violati di Bernardino Ferrero

CUCCHI: GIOVANARDI, 'SI INFORMINO ITALIANI ESITO PROCESSO CONTRO MEDICI'

QUELLA SENTENZA IGNORATA SU CUCCHI

QUELLO CHE DOVETE SAPERE SUI PROCESSI CHE RIGUARDANO STEFANO CUCCHI

DA ''LA VERITA''' DEL 19 NOVEMBRE 2019

Cucchi, Giovanardi insiste: «Non devo alcuna scusa alla famiglia Cucchi. Ho semp

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Circolo di cultura astro-veneta ISTRIA
Intervento al Convegno di Trieste, organizzato dal " Circolo di cultura astro-veneta ISTRIA " : Ritornare si puo' ? Presupposti per un progetto di ritorno culturale e socio-economico delle seconde e terze generazioni dell' esodo

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Il caso Cucchi e i principi violati di Bernardino Ferrero

 

L'intervento

Il caso Cucchi e i principi violati

di Bernardino Ferrero

 

2 DICEMBRE 2019

  Secondo la nostra Costituzione in Italia è garantito il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero e la libertà di stampa (art 21) ed ogni cittadino è considerato non colpevole sino a sentenza passata in giudicato (art 27).

Nella triste vicenda riguardante Stefano Cucchi tutti tre i principi vengono violati.

Come è noto agli addetti ai lavori, ma non ai media italiani che si guardano bene dal dirlo (con l’eccezione del quotidiano La  Verità), allo stato degli atti c’è una sentenza di primo grado di Corte D’Assise che ritiene colpevoli due carabinieri di omicidio preterintenzionale per avere, come ha scritto la stampa “ammazzato di botte” Stefano Cucchi ed una sentenza nello stesso giorno della Corte di Assise di Appello che ha invece ritenuto di non assolvere i medici dell’ospedale Pertini, ritenendoli responsabili di non averlo curato adeguatamente davanti ad un quadro clinico già compromesso da gravi patologie e indebolito dallo sciopero della fame e da anni di tossicodipendenza, in base ad una ennesima perizia che conferma non esserci nessuna relazione tra le presunte percosse e la morte.

Tutti sanno della prima sentenza, nessuno è stato informato della seconda.

Chi tenta di esercitare la libertà di pensiero, sulla base delle sentenze sino ad ora pronunciate a nome del popolo italiano, come continua a fare Carlo Giovanardi, viene insultato o minacciato, o ruvidamente e perentoriamente invitato a tacere (come fa  Aldo Grasso) mentre altri chiedono di scusarsi con la famiglia Cucchi.

Ma la querela avanzata a suo tempo dai Cucchi contro Giovanardi è stata archiviata dalla Autorità Giudiziaria con ampia motivazione rilevando come l’ex Ministro abbia sempre detto cose vere, basate su atti e perizie giudiziarie, con linguaggio continente e mai diffamatorio.

In una escalation impressionante, tra canzoni, film, sceneggiate e comparsate televisive si viene addirittura aggrediti se si sostiene che la verità giudiziaria, tra due sentenze che dicono l’una il contrario dell’altra, si avrà soltanto alla fine ed non all’inizio dei processi quando ci sarà una sentenza passata in giudicato. 

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CUCCHI: GIOVANARDI, 'SI INFORMINO ITALIANI ESITO PROCESSO CONTRO MEDICI'
Roma, 29 nov. (Adnkronos) - Ambedue le sentenze del processo Cucchi "quella per la condanna dei carabinieri per omicidio preterintenzionale e quella per il riconoscimento della prescrizione ai medici del Pertini, sono state emesse in nome del popolo italiano, arrivando pero' a conclusioni diametralmente opposte". Lo afferma Carlo GIOVANARDI commentando le contestazioni sollevate da Ilaria Cucchi alla trasmissione 'Un giorno in Pretura' ed aggiunge: "In attesa che qualche trasmissione televisiva informi gli italiani anche dell'esito del processo contro i medici, mi sembra che i Conduttori di 'Un giorno in Pretura' abbiano semplicemente fatto il loro dovere sottolineando che i nodi irrisolti sulle cause della morte di Stefano Cucchi potranno essere risolti soltanto nei successivi gradi di giudizio". "Nella sua requisitoria - rimarca GIOVANARDI - Remus ha ripetutamente citato la super perizia che la Corte aveva affidato ad Anna Aprile ed a Alois Saller sposandone in pieno le conclusioni, che riporto di seguito: 'L'epicrisi dei dati disponibili permette di individuare quale causa della morte del paziente Stefano Cucchi, una morte cardiaca su base aritmica. Gia' in epoca preesistente al ricovero ospedaliero avvenuto presso l' ospedale Sandro Pertini, Stefano Cucchi era in una condizione proaritmica per la malnutrizione e per molteplici altri fattori di rischio aritmogeno. Il protrarsi dell'ipoalimentazione/digiuno durante il ricovero al Pertini, con conseguenti bradicardia ed ipoglicemia gravi ha determinato il peggioramento delle condizioni generali fino al decesso. 
Ilaria Cucchi - commenta GIOVANARDI - polemizza con la trasmissione 'Un giorno in Pretura' perché avrebbe omesso di illustrare alcuni passaggi del processo di contro i carabinieri e soprattutto per aver rimandato ai successivi gradi di giudizio il chiarimento sulle cause della morte del fratello Stefano. Come dovrebbe essere noto - rileva - nello stesso giorno della condanna dei carabinieri nel processo di primo grado in Corte di Assise, nel processo parallelo in Corte di Assise di Appello a Roma i medici del Pertini, dove Cucchi mori' dopo alcuni giorni di ricovero, non sono stati assolti ma la Corte ha applicato con sentenza la prescrizione, accogliendo la richiesta del Sostituto Procuratore Generale, Mario Remus". (Rol/AdnKronos) ISSN 2465 - 1222 29-NOV-19 17:58 NNNN
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QUELLA SENTENZA IGNORATA SU CUCCHI
Da "La Verità" del 24 novembre 2019
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QUELLO CHE DOVETE SAPERE SUI PROCESSI CHE RIGUARDANO STEFANO CUCCHI

Pubblico nuovamente  Il testo integrale della Superperizia depositata nei mesi scorsi in Corte d’Assise d’Appello a Roma nel processo che riguarda i medici accusati di aver causato, per imperizia e negligenza, la morte di Stefano Cucchi e la requisitoria del Sostituto Procuratore Generale Mario Remus, che chiedeva alla Corte di ritenerli colpevoli, anche se ormai si era arrivati alla prescrizione.

 Mercoledì 13 novembre alle ore 17,35 le agenzie hanno battuto la notizia che la Corte d’Assise d’Appello aveva emesso una sentenza con la quale confermava la richiesta sulla responsabilità dei medici, mentre alle 18,18 le agenzie battevano la notizia che in Corte d’Assise a Roma due carabinieri erano stati condannati in primo grado a 12 anni per l’omicidio preterintenzionale di Stefano Cucchi.

Si tratta di due sentenze diametralmente opposte, la seconda delle quali ha avuto un gigantesco rilievo mediatico mentre la prima è stata completamente ignorata dai media.

E’ evidente che la verità giudiziaria la conosceremo soltanto quando arriveremo ad avere le decisioni definitive della Corte di Cassazione.

Testo superperizia depositata In Corte d'Assise d'Appello


Requisitoria del Sostituto Procuratore Generale Mario Remus

      E' dal 22 ottobre del 2009 che la Giustizia italiana cerca di fare piena luce sulle cause della morte di Stefano Cucchi, arrestato con l'accusa di spaccio di droga e deceduto pochi giorni dopo all' Ospedale Sandro Pertini di Roma.

Il caso ha avuto amplissima diffusione mediatica soprattutto per l’attività svolta dalla sorella Ilaria, con migliaia di articoli e trasmissioni televisive, sino ad un film presentato al Festival di Venezia, tutti concordi nel ritenere che il decesso sia stato causato da un pestaggio subito dal giovane dopo l'arresto prima o dopo l'Udienza di convalida dello stesso. Usciti definitivamente dal processo gli agenti di custodia, assolti con sentenza passata in giudicato, contro i quali la famiglia Cucchi aveva mantenuto la parte civile sino in Cassazione, sono ancora sotto processo i medici del Pertini, nei confronti dei quali la famiglia Cucchi ha ritirato la parte civile in cambio di un risarcimento, assolti già due volte in Corte d' Assise di Appello, dove è in corso a Roma un terzo processo avendo la Cassazione annullato con rinvio  anche la seconda assoluzione.

Nel 2015 sono state riaperte le indagini,questa volta nella direzione dei Carabinieri che avevano arrestato Cucchi, rinviati a giudizio per omicidio preterintenzionale mentre un nutrito numero di alti ufficiali dell'Arma rischiano il rinvio a giudizio con l'accusa di depistaggio.

Di questo processo i media hanno fornito una copertura straordinaria con paginate intere sulla carta stampata e ore ed ore di trasmissioni televisive, tutte in chiave colpevolista.

Manegli stessi giorni e nelle stesse ore era in svolgimento a Roma il processo contro i medici nell' ambito del quale è stata depositata l'ennesima perizia medica, richiesta dal Presidente della Corte di Assise, che conferma le tesi di tutte le precedenti richieste dai PM o dai magistrati giudicanti (clicca qui).

Particolarmente significativo é al riguardo l'intervento del Procuratore Generale Mario Remus del 6 maggio 2019, che trascrivo di seguito nella parte più significativa, recuperata grazie a Radio Radicale che ha registrato tutti gli interventi di quella Udienza, di cui i media italiani non hanno riferito nulla di nulla:

 “Oggi ci troviamo a giudicare un aspetto penale che come ho detto non arriverà comunque dalla pretesa punitiva dello Stato a granché perché nella migliore delle ipotesi si arriva a una prescrizione e dal punto di vista civile ho appena detto.

Fatta questa premessa non mi dilungo molto sulle prove perché come ho detto il mio è solo un intento di evidenziazione. Anzitutto voglio complimentarmi con il lavoro dei periti di ufficio, la Corte odierna ha nominato, a mio avviso, due bravi esperti che hanno finalmente fatto luce per quanto era l’oggetto della loro indagine, su questo processo in maniera equilibrata e logica.

Ora, i giudici sanno benissimo che quando c’è una perizia siffatta, e mi auguro che la valutino siffatta, è molto difficile per loro discostarsi salvo una congrua motivazione. Sappiamo anche, lo dico soprattutto per i togati, perché per noi addetti ai lavori è cosa risaputa, che quando c’è una causa di prescrizione del reato deve esserci una evidenza di una prova assolutoria altrimenti si apre la strada per la prescrizione. Ora il combinato effetto di questi due elementi che ho appena detto, a mio avviso, portano dal mio punto di vista ad una conclusione abbastanza tranquillante e anche per questo che non mi dilungherò molto sottoscrivendo in toto quello che è stato scritto dai periti nominati da questa Corte con un’unica precisazione, una aggiunta che vorrei che la Corte se avrà il tempo valutasse.

L’unico aspetto che mi sembra che questa perizia da loro disposta non ha esaminato compiutamente è l’aspetto del bilancio idrico.

Mi pare un aspetto importante perché se come abbiamo detto è importante il peso della vittima che alla morte pesava tra i 35 e i 37 chilogrammi, ho fatto il calcolo preciso nel ricorso per Cassazione che avevo fatto anche col sacco che è stato considerato quando è stato pesato, quindi con la tara, e i chilogrammi erano veramente pochi.

Ora. Di fronte a un soggetto che pesa così poco, il fatto che beva poco è molto importante. E noi qui abbiamo un qualcosa di eclatante perché nel – e sono gli atti che certamente avete e fra l’altro queste cose le ho scritte e le trovate, ecco perché non ho fatto una memorietta, perché sono nel primo ricorso per Cassazione che feci.

C’è un prospetto di bilancio dei liquidi, questo da annotazioni, che a me risulta non essere di otto litri in uscita ma di 3800 cm. cubici, ma che siamo 3 o siano 8 è poco rilevante se si pensa che nel prospetto del bilancio dei liquidi e nel diario infermieristico non viene mai indicato quanti liquidi assumeva.

Allora avere il dato finale dell’uscita dei liquidi e non avere il dato iniziale a mio avviso comporta due conseguenze: la prima è che il paziente veniva assolutamente trascurato sotto questo aspetto in quanto non monitorato, tant’è vero che non veniva indicato quanto beveva e questo può dire due cose, la prima è che c’è trascuratezza, la seconda è che c’è volontà di nascondere qualcosa. Io non so se sia vera l’una o l’altra. Posso assestarmi anche sulla prima ipotesi e cioè di trascuratezza, ma sicuramente è una trascuratezza inammissibile in un soggetto in queste condizioni di peso.

Alla fine qualcuno se ne accorge ed è un infermiere che poco prima della morte scrive nel diario infermieristico: il 21 ottobre– controllo diuresi, punto esclamativo. Ormai i giochi sono fatti. La diuresi non si controlla più da tempo, da quando è entrato. E poi aggiunge a fianco: NB: segnalare quanta acqua beve e controllare se beve. Punto esclamativo. Era troppo tardi perché il 21 alle 19,30 noi sappiamo che il giorno dopo, nella notte, il paziente muore.

E allora che dire di un ambiente ospedaliero di questo tipo, dove quando si entra si dice che c’è un catetere e non si mette nulla da rilevare. Quando entra si dice:  condizione generale del paziente, si scrive buone. Ora è chiaro, io la penso così e posso sbagliare, è chiaro che sono falsi evidenti insomma. Ai limiti dell’innocuo, certo. Perché se uno ha il catetere, è documentalmente provato che ha il catetere poi si scrive che non c’è nulla da rilevare che falso è, è come dire che non c’è il sole quando il sole c’è. Ma il punto è che questo ingresso è un biglietto di ingresso di questa struttura, è un biglietto d’ingresso perchè la dice lunga, oltre al peso che vi ho detto, e mi pare di aver indicato un peso assolutamente inverosimile, quello iniziale di ingresso al Pertini, alla luce poi del peso finale di qualche giorno dopo che è il fulcro certo.

Tutti questi elementi ci danno conto di una sciatteria, consentitemi questa espressione, per dirla più finemente, di negligenza che imperversava in questo ambiente, e ritorno ancora sull’aspetto del bilancio idrico. Io penso che vada anche considerato che ci fosse stata una nuria e cioè una sospensione delle urine perché questi quantitativi  sono veramente scarsi.

La perizia di primo grado non la voglio riesumare perché mi pare di averla distrutta abbastanza però parla addirittura di un bilancio negativo di dieci litri e questa situazione può avere provocato una insufficienza renale e una sindrome nefro-cardiaca e un collasso cardiaco, cioè una ragione in più, non sottrae nulla a quanto i periti hanno già detto ma è una ragione in più per avvalorare le loro conclusioni.

Ancora un altro punto, questo non c’entra ma vorrei chiarirlo. Passano certe cose che secondo me non devono passare perché tra l’altro sono anche contrarie non solo ad una fine analisi giuridica ma a un comune modo di pensare, ma si dice che gli elettrocardiogrammi non sono stati fatti perché il paziente si rifiutava.

Ma quando mai. Questo paziente addirittura all’ingresso ne fa due di elettrocardiogrammi. Ne fa due! Dopodiché anche questo, l’avevo esaminato, credo, nel ricorso per Cassazione. Il problema è che avevano dei problemi, probabilmente ne sono stati trattati un po’… diciamo da ingresso in caserma forse, non lo so, perché si è stato detto, per le difficoltà di effettuare un elettrocardiogramma che non stava attaccato alle costole perché era troppo magro, ma sappiamo benissimo che ci sono i terminali, possono essere… anzi comunemente vengono utilizzati degli adesivi che si attaccano dappertutto. Sono queste scuse…. Probabilmente era un paziente difficile, io non lo nego, lo sappiamo, era un paziente, lo provano tutti gli atti, difficile sotto l’aspetto psicologico, probabilmente era anche incensurato se non vado errato, quindi secondo le aspettative non si aspettava di andare in carcere come incensurato, probabilmente aveva anche qualche recriminazione su come la giustizia l’aveva trattato.

Sta di fatto che è un paziente che non è vero che non collabora, non è per niente vero, è un paziente difficile sicuramente ma non è vero che è un paziente che non collabora.

Si dice che fa lo sciopero della fame, ma non è vero, basta leggere poi il diario clinico, un medico dice: si propone nuovamente la reidratazione ma il paziente rifiuta perchè vuole parlare prima con il suo avvocato. E allora io credo che la Cassazione che ha rinviato a voi questo processo contiene già i passaggi per una assoluzione. Su questo punto cita i giudici di merito, e non a caso, dicendo: i medici non hanno indagato sui motivi del rifiuto laddove invece il loro preciso dovere era cercare di individuare e rimuovere i motivi del rifiuto ancor più in considerazione del fatto che Cucchi richiedeva costantemente di mettersi in contatto col proprio difensore, chiaro indice di un rifiuto di protesta e perciò agevolmente superabile.

E chi sta trattando questo paziente non è una struttura normale, è una struttura specializzata. Ce lo ricorda sempre la Cassazione di rinvio a questo processo: “determinate conoscenze devono essere pretese in un contesto ospedaliero e in particolare in una struttura di medicina protetta come quella dell’ospedale Pertini perché ivi sono ricoverati unicamente soggetti sottoposti a limitazione della libertà personale e che spesso attuano lo sciopero della fame o pratiche simili”.

E poi a mio avviso questo non era un paziente scioperante, era semplicemente un paziente difficile che non è stato trattato come avrebbe dovuto essere trattato. In particolare, io vorrei ancora aggiungere delle cose, però mi rendo proprio conto che tutto quello che serve e credo che sia anche evidente sia scritto negli atti di questo processo a cominciare per esempio, ce lo dice anche la Cassazione, che “le condizioni generali di Stefano Cucchi erano state sempre sottovalutate e che gli esami diagnostici erano disposti in modo automatico e routinario senza una finalità precisa e quasi con disinteresse così contribuendo al progressivo aggravamento delle condizioni del paziente rimasto totalmente all’oscuro della situazione – io direi magari anche parzialmente all’oscuro – in cui si trovava, nonostante i sanitari avessero in proposito uno specifico obbligo di informazione”. Non era una obbligazione formale, non solo doveva essere una obbligazione formale perché formalmente risultano… viene fatto sottoscrivere quel diario clinico che dicevo prima proprio perché il medico si cautela, però se loro leggono questi documenti hanno più il sapore di una medicina difensiva che di una medicina persuasiva. Invece era proprio questa che si doveva pretendere, cioè una medicina che, tenuto conto delle condizioni generali di questo paziente, generali fisiche soprattutto e psicologiche gli avesse dato, consentitemi, un tocco di umanità, perché forse questo voleva, questo sarebbe bastato per mangiare qualcosa, bere qualcosa in più di quello che non sappiamo ha bevuto, insomma per evitarci questa fine tragica che si è consumata anche molto rapidamente. E questo è un altro elemento. Si dirà sì, morte improvvisa. E’ vero. Noi usciamo di qui, abbiamo un incidente, moriamo. Però  magari c’è una macchina che non ha osservato lo stop, o dare la precedenza. E allora non è proprio un caso e credo che in questo processo di concause ce ne sono sicuramente molte, ne abbiamo dette prima, oggi ci occupiamo solo di un segmento finale, terminale con degli esiti che ho già detto molto limitati.

Io vorrei chiudere con parole di altri, secondo me sono molto più autorevoli delle mie e dette meglio di quanto potrei dire io, e sono le parole, sostanzialmente quasi finali della motivazione della Corte di Cassazione in cui dice “la condotta colposa censurata consiste nella totale omissione di cure e assistenza, omissione caratterizzata dal sordo disinteresse delle condizioni del paziente. Il giudizio contro fattuale deve porre in verifica di efficacia qualsiasi intervento doveroso e cioè, in ultima analisi, il semplice rispetto dell’impegno di Ippocrate. In questo caso infatti non si tratta di porre in verifica una specifica condotta curativa caratterizzata da particolare difficoltà tecnica o da significativa abilità diagnostica ma semplicemente l’adempimento del generico dovere di analisi e di ascolto del paziente”. Io credo che questo paziente non è stato ascoltato. Questa è la vera causa e le conclusioni dei vostri periti che voi avete nominato e anche la sciatteria con la quale è stato valutato e misurato il bilancio idrico dimostra che non c’è stato né un ascolto efficace dal punto di vista sanitario ma io aggiungo anche dal punto di vista psicologico che per questo tipo di pazienti era determinante perché, lo ripeto ancora una volta, il paziente non aveva una preclusione preconcetta e dura agli esami, tanto è vero che ne ha fatti. Non aveva una preclusione dura e preconcetta ad assumere totalmente cibo sussumibile uno sciopero della fame, era un paziente sicuramente difficile ma, io aggiungo, un paziente che poteva essere malleabile, quindi il mio intervento è finito, forse anche prima del tempo previsto.

Le mie conclusioni sono che tenuto conto della perizia disposta da questa Corte d’Assise, perizia che è stata molto apprezzata e le conclusioni sono di non doversi procedere per prescrizione del reato per tutti gli imputati. Grazie”

      Stefano Cucchi é stato pertanto ammazzato di botte dai Carabinieri (omicidio preterintenzionale), come il PM Giovanni Munarò sostiene nel processo dì primo grado in corso nei loro confronti, o le presunte percosse non ne hanno determinato la morte, come sostengonole numerose perizie commissionate da Pubblici Ministeri e Giudici?

       Siamo tra i pochi a continuare a sostenere, anche se questo costa insulti e minacce, che, così come nei casi illustrati precedentemente, i processi devono essere fatti nelle Aule di Giustizia e l'esito del processo deve essere scritto alla fine e non all'inizio dello stesso, tenendo conto della presunzione di non colpevolezza di cui parla la nostra Costituzione.

 

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DA ''LA VERITA''' DEL 19 NOVEMBRE 2019
DA "LA VERITA'" DEL 19 NOVEMBRE 2019
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Cucchi, Giovanardi insiste: «Non devo alcuna scusa alla famiglia Cucchi. Ho semp
Cucchi, Giovanardi insiste: «Non devo alcuna scusa alla famiglia Cucchi. Ho sempre detto la verità
«La verità giudiziaria per la nostra Costituzione si afferma con sentenza passato in giudicato. Davanti alle due sentenze di oggi che dicono l'una il rovescio dell'altra, nel senso che una riconosce la responsabilità dei medici per le mancate cure e l'altra che addebita la colpa ai carabinieri per la morte di Stefano, vedremo nel processo dei processi cosa emergerà con il verdetto definitivo».
Così Carlo Giovanardi all'Adnkronos sul caso Cucchi. E sulle scuse alla famiglia di Stefano Cucchi, l'ex parlamentare Pdl ribadisce anche oggi: «Chiedere scusa per cosa? La famiglia Cucchi mi ha querelato e ha avuto torto da parte del gip di Roma che ha archiviato dicendo che Giovanardi ha sempre detto la verità, ha fatto riferimento ad atti giudiziari, ha sempre usato un linguaggio temperato, moderato, senza mai offendere nessuno... scuse quindi per cosa?».
Giovedì 14 Novembre 2019, 21:06
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CUCCHI - GIOVANARDI (IDEA POPOLO E LIBERTA'): “ASTENSIONE GIUDICE E' GRAVISSIMO
CUCCHI - GIOVANARDI (IDEA POPOLO E LIBERTA'): “ASTENSIONE GIUDICE E' GRAVISSIMO PRECEDENTE”

“Non soltanto il processo ai Carabinieri per la morte di Stefano Cucchi si svolge in una pressione mediatica che ne dà già per scontato l’esito prima ancora della sentenza di primo grado, ma passa il principio che un magistrato che abbia servito, sia pure di leva, nell’Arma e frequenti i Carabinieri non può esercitare la sua funzione quando sono imputati dei Carabinieri”. Lo afferma l’ex ministro Carlo Giovanardi (IDeA Popolo e Libertà) commentando la decisione del dottor Bona Galvagno di astenersi dal processo dove sono imputati alti ufficiali dei Carabinieri. “Spero che non sfugga – continua Giovanandi – l’enormità di questo pregiudizio, che ha indotto il giudice ad astenersi su richiesta della famiglia Cucchi, che aveva avanzato il sospetto di ombre sull’imparzialità del magistrato. Mi chiedo e lo chiedo alle istituzioni di questo Paese – conclude Giovanardi – che cosa dovrebbe accadere, in base a questo precedente, tutte le volte che un magistrato viene chiamato a giudicare su di un altro magistrato”.
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La verità di Giovanardi contro la Procura di Bologna
 
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Carlo Giovanardi: “L’Emilia Romagna è da sempre estremista”
 
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'Mi inginocchio davanti alla Segre: ma quella mozione è un minestrone'
 
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MADRI E FIGLI DI BIBBIANO, PAROLE OLTRE IL RANCORE
 
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CUCCHI: GIOVANARDI, 'CLAMOROSA INIZIATIVA PER CONTESTARE IL GIUDICE MONOCRATICO'
Roma, 26 ott. - (Adnkronos) - "Ma è mai possibile che si chieda l'astensione di un giudice dal processo sui presunti depistaggi legati al caso Cucchi, che vede fra gli imputati alti ufficiali dei carabinieri, perché il dott. Federico Bona Galvagno, quale Magistrato appartenente al Tribunale di Terni ha partecipato fra il 2016 e il 2018 a una serie di eventi, convegni, inaugurazioni, conferenze, a cui ha partecipato fra gli altri anche l'ex comandante generale dei Carabinieri Tullio Del Sette?". Lo afferma l'ex ministro Carlo GIOVANARDI, di Idea Popolo e Libertà, commentando la decisione di chiedere l'astensione i un giudice dal processo sui presunti depistaggi legati al caso Cucchi che inizierà il prossimo 12 novembre. GIOVANARDI ricorda che è la richiesta avanzata dall'avv. Fabio Anselmo a nome della famiglia Cucchi perché questo Magistrato apparirebbe ''troppo vicino ai carabinieri''. "La clamorosa iniziativa, che potrebbe essere sollevata contro qualsiasi magistrato che deve giudicare poliziotti, carabinieri, finanzieri ecc., se ha frequentazioni con le Forze dell'Ordine, avrà comunque un suo effetto sul prossimo processo - sottolinea GIOVANARDI - sia che il giudice si astenga, sia che invece decida di confermare il suo impegno, ipotizzando ombre sul suo svolgimento, avendo lo stesso avvocato Anselmo precisato che questa scelta è stata fatta con 'l'obiettivo di sgomberare qualsiasi ombra da questo processo'". (Cro/AdnKronos)
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Alto Adige-Sud Tirolo: non scherziamo col fuoco

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Cosa direbbe il Sinodo se riguardasse Mission?

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CUCCHI: SCALFAROTTO, 'GIOVANARDI DOVREBBE TACERE'
CUCCHI: SCALFAROTTO, 'GIOVANARDI DOVREBBE TACERE'

ADN0119 7 POL 0 ADN POL NAZ CUCCHI: SCALFAROTTO, 'GIOVANARDI DOVREBBE TACERE' = Roma, 9 ott. (AdnKronos) - "Le parole di Giovanardi su Ilaria CUCCHI sono intollerabili. Sarebbe stato assai più decoroso praticare almeno oggi quel silenzio che l'ex parlamentare non ha purtroppo frequentato in passato". Lo scrive su Facebook il deputato di Italia Viva e sottosegretario agli Affari Esteri Ivan Scalfarotto commentando le parole di Carlo Giovanardi che ieri, replicando alla sorella di Stefano CUCCHI, ha detto: "Chiederle scusa? E Di cosa? Ho sempre detto la verità".
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CUCCHI: GIOVANARDI, 'SCALFAROTTO NON DIGERISCE STOP LEGGE OMOFOBIA'
CUCCHI: GIOVANARDI, 'SCALFAROTTO NON DIGERISCE STOP LEGGE OMOFOBIA'

ADN0176 7 POL 0 ADN POL NAZ CUCCHI: GIOVANARDI, 'SCALFAROTTO NON DIGERISCE STOP LEGGE OMOFOBIA' = Roma, 9 ott. (AdnKronos) - "Capisco le dichiarazioni di esponenti della sinistra come Majorino o Nobili ma un membro del governo come Scalfarotto evidentemente polemizza con me perché non gli è andato giù il fatto che nella scorsa legislatura gli ho bloccato la legge contro l'omofobia che seguiva lui con il governo Prodi". Carlo Giovanardi replica così all'Adnkronos alle affermazioni del sottosegretario agli Affari Esteri Ivan Scalfarotto che in un post su Facebook lo invita a tacere sul caso CUCCHI. Ieri, in un'intervista all'Adnkronos, Giovanardi aveva a sua volta replicato ad alcune affermazioni della sorella di Stefano CUCCHI, Ilaria, che si era detta "ferita" dalle parole usate in passato dall'ex parlamentare Pdl nei confronti del fratello morto. "E' il solito metodo - spiega Giovanardi - si ricorre all'insulto poiché nessuno può smentire le cose che ho detto nell'intervista e che non solo sono testimoniate da decenni di interventi ma sono anche certificate dalla stessa autorità giudiziaria come legittime e corrispondenti agli sviluppi della situazione in questi 10 anni". Secondo l'ex parlamentare "è grave che sia un membro del governo a polemizzare" perché "in questo Paese chi sta dalla parte delle forze dell'ordine viene regolarmente intimidito". "Nel caso di ieri - sottolinea Giovanardi - ci si dimentica che è stata la signora CUCCHI a tirare in ballo me, non paga del fatto che sia stata archiviata la loro querela nei miei confronti. Io ho semplicemente risposto all'ennesima citazione che come altre ha soltanto l'effetto di procurarmi nuovi insulti". "Comunque - annuncia Giovanardi - fra poco pubblicherò un mio lavoro su tutti i processi più eclatanti degli ultimi anni che hanno riguardato forze dell'ordine: Uva, Aldrovandi, Magherini e lo stesso CUCCHI, per dimostrare che quello che dicono le carte giudiziarie è totalmente differente da quello che una ben orchestrata propaganda ha fatto finire sui media". "Io - conclude l'ex parlamentare - cercherò di far emergere la verità che è nelle sentenze passate in giudicato ma qui, per l'ennesima volta, si continua invece nella politica dell'insulto e del dileggio".
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TRIESTE: GIOVANARDI, 'POLIZIOTTI BUONI SOLO QUANDO VENGONO UCCISI

POL NAZ TRIESTE: GIOVANARDI, 'POLIZIOTTI BUONI SOLO QUANDO VENGONO UCCISI' = Roma, 8 ott. (AdnKronos) - "Se a Trieste i poliziotti avessero sparato contro il killer per loro si sarebbe aperto un incubo. Sarebbero finiti sotto processo per anni e anni. Sono vicino a carabinieri e poliziotti perché che cosa devono fare? Diventano buoni solo quando vengono uccisi". Così l'ex senatore Carlo GIOVANARDI commenta all'Adnkronos la sparatoria in questura a Trieste, dove venerdì scorso hanno perso la vita gli agenti Matteo Demenego e Pierluigi Rotta. L'ex senatore ricorda poi il caso di Mario Cerciello Rega, il vicebrigadiere dei carabinieri ucciso lo scorso 26 luglio a Roma e in particolare la foto dello 'scandalo', quella che ritrae Christian Natale Hjorth bendato, nella caserma di via in Selci, che ha sollevato un vespaio di polemiche. "C'è una foto che mi ha mandato il sindacato di polizia che mostra alcuni Paesi tra cui Francia, Germania, Stati Uniti, Inghilterra, Israele e Austria dove la polizia benda gli individui arrestati - dice GIOVANARDI - ma di cosa stiamo parlando? Poi che magari in quel momento non avrebbero dovuto farlo posso essere d'accordo anche io, ma davanti a un carabiniere morto ammazzato, davvero facciamo polemica su una foto?". Infine aggiunge: "Quando nel 2013 davanti a Palazzo Chigi Luigi Preiti sparò contro i carabinieri, ferendo Giuseppe Giangrande e Francesco Negri, i carabinieri italiani gli saltarono addosso, lo sparatore era a pancia in giù e il carabiniere gli mise le manette. L'aggressore ha lasciato su una sedia a rotelle Giangrande - conclude GIOVANARDI -. Ma se lo sparatore avesse avuto un infarto quando i carabinieri, invece di sparare, gli sono saltati addosso e lo hanno immobilizzato, ora sarebbero sotto processo".

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CUCCHI: GIOVANARDI, 'CHIEDERE SCUSA ALLA SIGNORA ILARIA? HO SEMPRE DETTO LA VERI
CUCCHI: GIOVANARDI, 'CHIEDERE SCUSA ALLA SIGNORA ILARIA? HO SEMPRE DETTO LA VERITA''

"Chiedere scusa a Ilaria Cucchi? Di cosa devo chiedere scusa? Di aver sempre detto la verità? Per anni ho sostenuto che i tre agenti di custodia che hanno patito un calvario erano innocenti e poi sono stati assolti. E' con loro, semmai, che qualcuno dovrebbe scusarsi". Carlo GIOVANARDI non usa mezzi termini. E in un'intervista all'Adnkronos ribadisce di non avere niente di cui scusarsi con la famiglia Cucchi e con la sorella di Stefano, Ilaria, che a 'Leggo' racconta oggi di essersi sentita ferita dalle parole usate in questi anni dall'ex parlamentare Pdl. "C'è un processo in corso, all'esito del processo ci sarà una verità giudiziaria - sottolinea GIOVANARDI -. Mi dispiace di quello che è accaduto, capisco e condivido il dolore della famiglia Cucchi ma non devo chiedere scusa assolutamente". "A Ilaria Cucchi rispondo così: nel gennaio di quest'anno, avendomi la famiglia Cucchi querelato per le mie affermazioni, il gip di Roma ha definitivamente archiviato la querela scrivendo che tutte le cose che ho detto sono temperate, corrispondenti al vero, che hanno fatto riferimento ad atti giudiziari e perizie e quindi quello per cui mi hanno querelato è non solo legittimo ma si tratta di opinioni che corrispondono a situazioni vere" spiega GIOVANARDI. A distanza di anni, GIOVANARDI non cambia opinione: "Penso quello che hanno scritto tutte le perizie, compresa l'ultima - sottolinea -. Se si va a vedere la requisitoria del procuratore generale si legge 'finalmente sappiamo la verità', perché l'ennesima perizia ha dimostrato quali sono le cause della morte e il procuratore generale punta il dito contro i medici dicendo sarebbe bastato un bicchiere d'acqua, un minimo di assistenza perché Stefano Cucchi non morisse. Dopodiché se i carabinieri lo hanno picchiato o gli hanno dato un calcio è giusto che paghino per le loro azioni". GIOVANARDI torna inoltre sull'indignazione, espressa anni fa, sull'ipotesi di intitolare una strada a Cucchi: "E' vero - prosegue - quando hanno tentato di farlo mi sono opposto. A parte che è proibito prima che siano passati 10 anni dalla morte, poi una strada può essere intitolata solo ai benemeriti di una nazione. Ora, con tutto il dolore di una vicenda del genere, verso la quale sono solidale con la famiglia, dire che Cucchi sia come Garibaldi o Cavour mi sembra esagerato. Vittima della droga, vittima delle circostanze, magari vittima dei carabinieri, vedremo al processo, ma benemerito della nazione no". Non è la prima volta che GIOVANARDI commenta il caso Cucchi con toni simili. Eppure, confessa, "queste opinioni continuano a costarmi decine di messaggi di minacce e insulti a me e alla mia famiglia. Messaggi deliranti e minacce. Pazienza. Però - ammette - la mia presa di posizione regolarmente continua a costarmi stress e minacce". L'ex senatore fa sapere infine di aver appena citato civilmente 28 consiglieri comunali di Torino "perché in una delibera di gennaio hanno scritto che il senatore Matteo Salvini, l'onorevole Gianni Tonelli e il sottoscritto abbiamo diffamato Cucchi. Io ho fatto istanza civile nei loro confronti, esibendo l'archiviazione da parte dell'autorità giudiziaria in cui c'è scritto che non ho mai diffamato Stefano Cucchi. Semmai, sono loro che hanno diffamato me". (Fem/AdnKronos) ISSN 2465 - 1222 08-OTT-19 12:59 NNNN

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Giovanardi sul caso affidi: “Sistema tutto da rivedere”. VIDEO
 
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Tortellini senza maiale: Giovanardi,tempesta bicchiere acqua
Tortellini senza maiale: Giovanardi,tempesta bicchiere acqua 

'Un atto di cortesia che ognuno farebbe a casa sua' (ANSA) - BOLOGNA, 1 OTT - La polemica sui tortellini ripieni di pollo che saranno serviti al fianco di quelli tradizionale alla festa di San Petronio a Bologna e' "una tempesta in un bicchier d'acqua". A rilevarlo l'ex ministro Carlo Giovanardi, sottolineando come "non si capisca, perche' la Presidente delle Sfogline Paola Lazzari Pallotti debba essere aggredita e contestata per un atto di cortesia, che ognuno di noi farebbe a casa sua se avesse ospite un vegano, un vegetariano, un musulmano, un indu' o semplicemente un allergico al glutine". Nessuno, prosegue Giovanardi, "tanto meno l'Arcivescovo Zuppi, ha mai pensato di sostituire i tradizionali tortellini con carne di maiale con quelli ripieni di carne di pollo, ma semplicemente le sfogline hanno pensato a un gesto di cortesia". Dunque, "la cosa sarebbe stata seria e condannabile, sia dal punto di vista politico che da quello culturale, se i tortellini al pollo avessero eliminato quelli con carne di maiale", ma non in questo caso - conclude Giovanardi: "Si tratta di una tempesta in un bicchiere d'acqua, che spero non si ripeta se a qualche festa patronale, alle tradizionali lasagne con il ragu' si affiancheranno anche quelle vegetariane".(ANSA). Y8C-NES 01-OTT-19 17:52 NNNN
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L’allarme di Greta? 27 anni fa parole identiche da un’altra ragazzina
 
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Modena, Giovanardi: "L'Europa vieti l'uso dello smartphone ai minori di 18 anni"
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Ambiente, Giovanardi risponde a Greta e chiede all'Ue di vietare gli smartphone
 
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EMISSIONI CO2, GIOVANARDI (IDEA POPOLO E LIBERTA'): “L'EUROPA VIETI LO SMARTPHON
EMISSIONI CO2, GIOVANARDI (IDEA POPOLO E LIBERTA'): “L'EUROPA VIETI LO SMARTPHONE AI MINORI DI 18 ANNI”

L'ex Ministro Carlo Giovanardi ha avviato formalmente una procedura di petizione al Parlamento Europeo chiedendo un intervento presso i singoli stati dell'Unione perchè adottino provvedimenti tesi a proibire o comunque limitare l'uso di smartphone venendo così incontro all'appello lanciato da Greta Thunberg e alle pressanti richieste degli studenti che in tutto il mondo manifestano e scioperano perché i Governi adottino drastici provvedimenti per la riduzione dell'emissione di Co2. Nella petizione Giovanardi riporta una ricerca dell'Università californiana MacMaster pubblicata a marzo nella rivista scientifica Journal of cleaner production. La ricerca ha investigato il contributo globale in Co2 di dispositivi tecnologici come pc, monitor, portatili, tablets e smartphone e di infrastrutture come i datacenter e le reti di comunicazione verificando che il contributo dell’industria IT in termini di gas serra se era pari all’1% nel 2007, crescerà al 3,5 nel 2020 per raggiungere il 14,5% nel 2040, cifra, quest’ultima, pari a circa la metà delle emissioni dell’intero settore dei trasporti a livello mondiale. In termini assoluti le cifre fanno paura. Significa che nel giro di 10 anni le emissioni degli smartphone passeranno dai 17 milioni di tonnellate equivalenti di Co2 all’anno a 125 milioni stimati nel 2020 pari ad un incremento del 730%.“I principali responsabili di questo incremento esponenziale delle emissioni – ricorda Giovanardi nella petizione - sono le società telefoniche che incoraggiano gli utenti a cambiare smartphone ogni due anni attraverso un marketing molto aggressivo su nuovi piani e offerte. I modelli più recenti sono più inquinanti dei loro predecessori anche per l'aumento delle dimensioni dello schermo che implica un maggior utilizzo delle materie prime e consumi più alti. Il risultato – conclude l’ex Ministro - è che la produzione di tonnellate equivalente di Co2 è cresciuta dalle 215 del  2007 alle 774 stimate per il 2020, per due terzi prodotte dalle Datafarm”. 
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NASSIRIYA: GIOVANARDI, 'CONDANNA STANO ASSURDA, GOVERNO INTERVENGA '
NASSIRIYA: GIOVANARDI, 'CONDANNA STANO ASSURDA, GOVERNO INTERVENGA ' =

Roma, 13 set. (AdnKronos) - "E' assurdo che i giudici obblighino il generale assolto in sede penale a risarcire i parenti dei caduti. Il governo intervenga". Così dalle pagine del quotidiano La Verità, Carlo GIOVANARDI, ex ministro per i Rapporti con il Parlamento, sulla Corte di Cassazione che ha confermato la condanna per l'ex generale Bruno Stano che dovrà quindi risarcire le famiglie delle vittime della strage di Nassiriya, avvenuta il 12 novembre 2003 e nella quale morirono 19 italiani (12 militari dell'Arma, cinque dell'Esercito e due civili). "Questa decisione crea un precedente pericoloso. Ora ogni comandante che perde dei soldati in guerra diviene responsabile automaticamente", osserva GIOVANARDI che ritiene "vergognoso che si addossi la colpa dell'accaduto a un caprio espiatorio che la nostra stessa giustizia ha riconosciuto essere innocente. Speriamo - afferma - che il presidente del Consiglio, che si è definito avvocato degli italiani, distraendosi un attimo dalla fondamentale operazione di nomina dei sottosegretari, e soprattutto il nuovo ministro della Difesa, intervengano con decisione su questa vicenda che ci copre di ridicolo in tutto il mondo". 
"Nella primavera del 2017 ero all'Accademia militare di Modena assieme all'allora ministro della Difesa, Roberta Pinotti , a commentare l'incredibile notizia che il generale Bruno Stano, comandante del contingente italiano in Iraq, dopo essere stato assolto in sede penale dall'accusa di imperizia e negligenza, era stato condannato dalla Corte d'appello civile a risarcire di tasca sua i parenti delle vittime. Tutti - ricorda l'ex ministro - sottolinearono che era la fine delle forze armate e del ruolo stesso di comando se i responsabili in zona di guerra, assolti penalmente e non avendo avuto nessun richiamo disciplinare, dovessero farsi carico personalmente in sede civile del risarcimento per le eventuali perdite subite. Ma, mi spiegò allora il ministro, la Difesa preferiva tenere un basso profilo nella vicenda, nella convinzione che la Cassazione avrebbe rimediato a questa surreale decisione". 
"Purtroppo - prosegue GIOVANARDI - nei giorni scorsi la Cassazione civile ha confermato la condanna nel silenzio pressoché totale della politica e delle istituzioni. Ma se si vanno a leggere le motivazioni della sentenza penale si scopre che per ragioni politiche al nostro contingente in Iraq non erano stati assegnati carri armati pesanti, i reparti del genio erano stati dimezzati perché divisi tra Iraq e Afghanistan, la base dei carabinieri era stata posta al centro di Nassirya per poter 'fraternizzare con la popolazione', il che impediva la chiusura dei ponti sull'Eufrate eccetera". "Facevo parte del governo (Berlusconi 2) che stabilì le modalità di intervento delle nostre forze armate in Iraq: se erano sbagliate - osserva - è lo Stato che se ne deve fare carico, se le leggi in vigore non lo permettono bisogna cambiare le leggi, ma è vergognoso che si addossi la colpa dell'accaduto a un caprio espiatorio che la nostra stessa giustizia ha riconosciuto essere innocente". (Cro/AdnKronos) ISSN 2465 - 1222 13-SET-19 14:20 NNNN
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LA CACCIA ALLE STREGHE CONTINUA E LE VITTIME SONO I BAMBINI INDIFESI
DA "LA VERITA'" DEL 10 SETTEMBRE 2019
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CAPPIO SALVINI, GIOVANARDI (IDEA POPOLO E LIBERTA'): "CHI DI CAPPIO FERISCE…"
"La Lega inaugurò in Parlamento la stagione del cappio quando con il concorso dell'allora PCI contribuì al linciaggio mediatico e giudiziario della classe dirigente democratica che aveva fatto grande l'Italia dopo la disastrosa fine del fascismo". Lo dichiara l'onorevole Carlo Giovanardi (IDeA Popolo e Libertà). "Negli ultimi mesi anche dal governo sono arrivate ripetuti appelli al "marcire in galera", alla "castrazione chimica" e, via via, tutto l'armamentario dai Vaf dei 5 Stelle, alle macchine propagandistiche del fango che dall'alto hanno eccitato le rispettive basi forcaiole e giustizialiste. Siamo solidali con Salvini - continua - e con chiunque sia vittima di insulti ed intimidazioni ma sottolineiamo che è inevitabile che chi di cappio ferisce di cappio rischia di perire, mentre nel Parlamento e nel Paese è sempre più debole la cultura liberaldemocratica e garantista che sa bene che le parole possono essere pietre micidiali da qualunque parte vengano scagliate". 
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VIDEO DELL'INTERVENTO DEL SEN. GIOVANARDI IN DIREZIONE NAZIONALE DEL PDL




 
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GIOVANARDI A TUSCANIA PER LANCIARE LIBERATI

Leggi tutto L'articolo, da "Nuovo Viterbo Oggi" del 27 maggio 2009
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''QUOZIENTE FAMILIARE ENTRO LA LEGISLATURA''
FAMIGLIA CRISTIANA-
INTERVISTA CON IL SOTTOSEGRETARIO CARLO GIOVANARDI
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