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Sull'immigrazione l'Italia paga una politica dell'accoglienza indiscriminata

roma scontri

Dopo gli scontri di Piazza Indipendenza a Roma che ha visto contrapposti da una parte emigranti richiedenti asilo, prevalentemente somali ed eritrei, e dall'altra parte la polizia di Stato, ho aggiornato le mie conoscenze sulla situazione attuale in Etiopia ed Eritrea, dove attualmente vivono cento milioni di persone. Senza considerare la lunga e sanguinosa guerra tra eritrei ed etiopi che è costata decine di migliaia di morti, i problemi dei due paesi derivano dal clima di violenza, negazione dei diritti umani, disprezzo per la democrazia e le sue regole, con classi dirigenti corrotte e dittatoriali.

E' da tutto questo, si continua a ripetere a sinistra e in un certo mondo cattolico, che scappano i richiedenti asilo, come se in quella realtà fosse così facile distinguere i buoni dai cattivi, i vincenti dai perdenti, quelli che capiscono e vogliono rispettare le regole su cui si è costruita la democrazia in occidente e i diritti delle singole persone, rispetto ad un sistema, come quello dell'Etiopia, che per esempio non riconosce la proprietà immobiliare privata avendo scritto in Costituzione che appartiene o allo Stato o al popolo. I casi sono due: o i richiedenti asilo si lasciano alle spalle tutto questo e vengono in Italia per accettare i nostri principi e i nostri valori, le nostre regole civili e democratiche (compreso il rispetto della proprietà altrui) o il rischio è che siano loro ad esportare modi di pensare un milione di anni lontani dal nostro, ricreando in Italia quelle situazioni che fanno di Eritrea ed Etiopia due realtà invivibili.

La strada dell'integrazione è già difficile ed impervia: se viene poi sabotata come a Roma da professionisti "dell'okkupazione" e della contestazione al sistema, queste disperate famiglie rischiano di diventare corpi estranei, visti con sospetto ed irritazione anche dai cittadini ben disposti nei loro confronti. Enorme è la responsabilità, da Repubblica alla TV di Stato, di chi in questi giorni ha attaccato la polizia, che difendeva la legalità e i diritti della comunità contro la sopraffazione, giustificando in qualche modo l'aggressione alle Forze dell'ordine attraverso l'amplificazione  a dismisura di una frase infelice messa sullo stesso piano del lancio di ordigni rudimentali  e sottacendo le responsabilità di gruppi estremisti di italiani che usano i migranti per le loro campagne politiche contro le istituzioni, che andrebbero puniti con la severità che merita la loro cinica azione. 

È altrettanto evidente che stiamo già cominciando a pagare duramente una dissennata politica di accoglienza indiscriminata, che ha confuso richiedenti asilo con centinaia di migliaia  di migranti per ragioni economiche, che il nostro sistema politico amministrativo non è con tutta evidenza in grado di gestire correttamente, creando quelle deprecabili reazioni di xenofobia e razzismo, che non sono però addebitabili a Salvini, ma a chi ha sostenuto e continua a sostenere una situazione che sta andando completamente fuori controllo.


 
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